
Come ampiamente previsto, Vladimir Putin è stato rieletto per il suo quinto mandato da Presidente della Federazione Russa, con un plebiscito ottenuto insieme ad un record di affluenze. Quasi tutti falliti i tentativi di protesta organizzata delle opposizioni, e gli altri candidati hanno ottenuto percentuali irrisorie. Tutto grazie ad una politica del controllo e della creazione di un consenso artificiale. Si configurano così le “elezioni di Putin”.
I dati ufficiali sembrerebbero chiarissimi. Putin stravince queste elezioni con una percentuale che si aggira intorno all’87-88%. Anche l’affluenza è record, superiore al 74%. Peccato che si tratti di dati ovviamente costruiti a tavolino. Si sono registrati, infatti, molteplici casi di intimidazioni da parte di militari nei seggi e pressioni da parte dei datori di lavoro, che chiedevano persino la posizione in tempo reale ai propri dipendenti.
Per raggiungere un’affluenza così alta, d’altronde, pare che delle automobili siano state trasformate in seggi elettorali di fortuna, e che sia stato persino autorizzato il voto porta a porta. Gli altri candidati hanno ottenuto risultati ridicoli: Kharitonov, del Partito Comunista, si ferma al 4,3%, mentre Davankov di New People e Slutsky dei liberaldemocratici intorno al 3%. Così Putin e i suoi creano l’immagine di un potere con forti basi popolari.
I moti di protesta annunciati negli scorsi giorni, come il “Mezzogiorno” promosso dalla stessa Yulia Navalnaja, pare non abbiano avuto l’effetto sperato. E’ vero, sono state registrate circa 1400 possibili violazioni e 61 processi penali, ma, in un Paese con più di 130 milioni di abitanti, sono numeri assolutamente insignificanti.
Alcuni hanno optato per delle proteste solitarie, ad esempio presentandosi al seggio travestiti da Putin o da zar, oppure dando fuoco alle urne o imbrattando le schede con inchiostro tossico. Nonostante questo, al mezzogiorno del 17 non sono state registrate impennate nell’affluenza. Segno tangibile di un fallimento dell’opposizione russa e di una grande abilità autocratica e repressiva di Putin e della sua équipe.
Il Ministro delle Infrastrutture e leader della Lega non ha perso occasione per mostrare la sua ambiguità nei confronti di una figura come Putin. “In Russia hanno votato, ne prendiamo atto. Quando un popolo vota ha sempre ragione, le elezioni fanno sempre bene sia quando uno le vince sia quando uno le perde”. Questa dichiarazione non tiene ovviamente conto di tutti gli aspetti autoritari e dittatoriali riportati sopra, e conferma ancora una volta il bifrontismo di una parte della nostra destra nei confronti della dittatura putiniana e non solo.
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