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"Minori": come ci vorrebbe la società

Redazione Informare
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16 settembre 20255 min di lettura

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"Minori": come ci vorrebbe la società

Indice (3)

  • 1“Minori”, come ci vorrebbe la società
  • 2Esclusi
  • 3LA DIFFICOLTÀ DI ESSERE MINORI

Chi ci conosce, lo sa. Magazine Informare è una realtà giornalistica interamente giovanile, creata con la volontà di dar casa alle opinioni di quelli che per molti sono solo “ragazzi”. Nella nostra redazione approdano giovani di tutte le età dalle province di Napoli, Caserta e Salerno. Sole, 16 anni, ci ha impressionato per la sua sensibilità ai temi sociali e così le abbiamo chiesto di far conoscere la sua opinione commentando la “Convenzione sui diritti del fanciullo”.Il risultato lo leggerete, noi non possiamo che condividerlo con voi. In ragazzi e ragazze come Sole ritroviamo la speranza per guardare al futuro con fiducia. Fatevi sentire ragazzi, Informare è qui per voi. Se i lettori vogliono condividere il proprio pensiero con Sole, o offrire altri spunti tematici, può contattarci su redazione@informareonline.com

“Minori”, come ci vorrebbe la società

“È un mondo alla deriva” sentirete affermare da qualcuno grossolanamente fuori ad un bar, troppo impegnato a bersi l’ennesima birra per dare uno sguardo più che apparente alla società di oggi. Sono sedici anni che vivo sulla terra, vado a scuola, esco, imparo, incontro gli amici in centro, viaggio e trascorro le mie giornate senza mai farmi prendere dalla superficialità e la frenesia della lente con la quale gli adulti vedono il mondo, la stessa lente che da sempre mi fa sentire “piccola” come se io a quella lente altezza uomo nemmeno ci arrivassi, come se per me, piccola d’età e per merito, non ci fosse alcuna speranza. 

Una speranza invece c’è eccome, vi è a partire dalle leggi che in un tempo non troppo lontano uomini di un certo ritegno hanno scritto per garantire un futuro migliore a chiunque avesse ancora fiducia nelle istituzioni, nel progresso, nei giovani, per chi, ad oggi, crede che nulla sia perduto.

Esclusi

E così è nata la “Convenzione sui diritti del fanciullo”, il cui primo articolo cita testualmente: “Ai sensi della presente Convenzione, s’intende per fanciullo ogni essere umano di età inferiore ai diciotto anni, salvo se, in base alla legge applicabile al minore, la maggiore età sia raggiunta prima”. C’è chi, iniziando a leggere queste righe, ha pensato in maniera immediata che si parlasse di “minori” come comunemente veniamo chiamati noi under 18, ma sono sollevata nel dire che questo termine è stato volutamente evitato. Potreste pensare che non ci sia nulla di male in esso, questo perché essenzialmente ci siamo tutti abituati a sentirlo dire quotidianamente, dalle discoteche accessibili solo a maggiorenni, alle sedi parlamentari. Per definizione, il termine “minore” sta ad indicare qualcosa di inferiore per quantità, misura, importanza o grado rispetto a qualcos’altro.

Da questo termine, a mio avviso, derivano più disfunzioni e squilibri della società, o più che dal vocabolo in sé, quanto dal comportamento che ne consegue. Per gli adulti non siamo inferiori sin dalla nascita, quando anzi vi sono numerose accortezze per il nostro esile aspetto, poiché in tal caso siamo visti come “teneri”. Iniziano a trattarci come inferiori quando cresciamo, il che è ancor più grave: siamo “minori” quando iniziamo a pensare, a capire, a sperimentare, a conoscere, a provare a volare.

Ed è quando veniamo messi al tavolo dei bambini, quando veniamo esclusi da determinate conversazioni che forse avremmo potuto arricchire, quando i nostri problemi sono sempre più piccoli, che tentano di spezzarci le ali. E così un bambino è spinto a perdere motivazione nella scuola, una ragazzina a disinteressarsi all’attualità poiché le hanno fatto credere che lei non ne potesse capire più di tanto, una ragazza di 15 anni a togliersi la vita poiché il suo disturbo alimentare era ritenuto un capriccio, non un reale problema, e forse si è sentita dire più spesso “vedrai in età adulta quando dovrai affrontare seri problemi!” che un “come stai?”.

LA DIFFICOLTÀ DI ESSERE MINORI

Invece di dire adulti, si sente sempre dire “grandi”, come se l’età ti rendesse migliore, in una posizione più elevata, superiore, più grande. In Italia e nel mondo sono sempre più i giovani che si tol-gono la vita, o, più comunemente, che smettono di parlare ai genitori, restano chiusi in casa, e, una volta cresciuti, portano den-tro qualcosa di irrisolto, che mai nessuno gli ha fatto esprimere. Ne conosco tanta di gente così, e no, la frase che segue quest’affermazione non dev’essere “a sedici anni quanta gente devi conoscere e quante cose puoi aver visto…”.

Essere giovani è sempre più difficile, è faticoso dover convivere con chi, per principio in-triso, non ti vorrebbe al suo livello, spaventato forse, da quello che – con gli strumenti giovanili e del tutto funzionanti che possiedi – potresti fare, e finisce col metterti in fila tra gli inferiori. 

Qualcosa si può fare a partire da oggi, a partire dalla scelta delle parole da utilizzare, al trattamento da riservare ai più piccoli, par-tendo da quelli della propria famiglia, ai giovani sul bus ai quali si può sorridere per aver lasciato il posto sul quale sedevano, senza riservargli una faccia annoiata di chi riteneva quel gesto scontato. La mia vuole essere una denuncia, un grido, una voce che, insie-me a quella di tanti fanciulli può fare davvero la differenza. La mia denuncia è per chi minore non vuole sentirsi più.

di Sole Funaro

Tags
  • #Convenzione sui diritti del fanciullo
  • #minori
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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