
il concorso di Miss Italia vieta alle donne trans di iscriversi. Si accettano solo le persone nate “biologicamente donne“. Nonostante questo sia un tabù già sradicato in gran parte del mondo, in Italia si ha ancora l’idea che una donna trans non sia una vera donna. A iniziare la protesta è Federico Barbarossa, membro della mixed LGBTQ+ di Bari. la sua iscrizione vuole essere una provocazione verso un sistema definito “obsoleto e antiquato” dalla comunità transgender.
La provocazione iniziata dalla mixed LGBTQ+ di Bari vede al centro dell’attenzione Federico Barbarossa. Essendo lui un ragazzo trans, quindi nato biologicamente donna, non viola le norme del regolamento. La protesta non si ferma a Bari, dato che ragazzi trans da tutta Italia hanno iniziato a iscriversi in massa. Il messaggio che tentano di lanciare è come il genere non sia altro che “un costrutto sociale” che varia in base all’epoca, alle tradizioni e agli assetti morali. A supporto di questo messaggio è la famosa Vladimir Luxuria, celebre esponente della comunità LGBTQ+, commentando il fatto che nei concorsi di bellezza del nostro paese, come, per l’appunto, miss Italia, non vengano accettate donne che abbiano portato a termine la loro transizione. Soprattutto mentre nel resto del mondo il tabù è stato largamente sdoganato. Un esempio è la vittoria dell’attrice e modella trans Rikkie Valerie Kollè come miss Olanda
Patrizia Mirigliani, figlia di Enzo Mirigliani, ha affiancato il padre nell’organizzazione di miss Italia dal 1989, ed è diventata unica organizzatrice a partire dal 2010. In questi anni ha apportato numerose innovazioni importanti al regolamento del suo concorso. Tuttavia, Marigliani non ritiene ancora opportuno includere nel regolamento le donne trans, dichiarando che debbano essere “nate donne”. Inoltre, l’organizzatrice del concorso non sembra essere intenzionata a cambiare il suo regolamento per renderlo più inclusivo per non “rovinare” una tradizione che va avanti dal ’84. Tuttavia, non è in disaccordo con la partecipazione, e la conseguente vittoria, del attuale miss Olanda a patto che non sia una vittoria strumentale.
La prima donna trans italiana è stata la contessa Maria Gioacchina Starace Briganti di Panico, nota semplicemente come Giò Stajano. Nata nel 1931 e deceduta nel 2011, è stata nobile, giornalista, scrittrice, pittrice e attrice italiana. Iniziò la sua transizione nel 1982, mentre in Italia divenne legale per le persone cambiare anagraficamente il proprio genere, pur non essendo prevista una transizione fisica. Per questo motivo, Giò Stajano dovette eseguire l’operazione a Casablanca. Un altra donna trans degna di nota è Lucy Salani. Famosa attivista sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, nata nel 1924 e morta nel marzo 2023, venne deportata nel 1944 a Dachau dove rimase per 6 mesi. Dopo la liberazione, si trasferì a Torino dove iniziò a frequentare l’ambiente trans italiano. Dopodiché si spostò a Londra a metà degli anni 80 e iniziò e completò la sua transizione.
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