
Se la tradizione è davvero la vita che continua, a Procida quella dei Misteri è un’esperienza che, trasmessa di mano in mano dai padri ai figli e contagiando chiunque come una malattia meravigliosa, non può morire, perché senza perdere il suo nucleo originario vive – non semplicemente sopravvive – attivamente, e non trascinata avanti come vecchio dovere o usanza, ma come linfa autentica dell’anima dell’isola, e centro della quotidianità dei procidani di qualsiasi età.
La processione dei Misteri e del Cristo Morto è cominciata come ogni anno la mattina del Venerdì Santo, prestissimo. All’alba il borgo di Terra Murata, da dove partiranno le opere allegoriche del Nuovo Testamento, è un fervore di attesa e di orgoglio. Camminando per le strade di Procida a quelle prime ore del giorno, pochi sono i passi che vanno verso il mare: la gente è tutta diretta in salita verso Piazza dei Martiri e da lì ancora più sopra, per chi ha voglia e fiato e vuole avvicinarsi quanto più possibile al punto dove la processione avrà inizio. E poi quando ormai le vie scoscese straripano di curiosi, turisti e isolani, si sente il primo squillo di tromba dato dai Confratelli Turchini, che segna il via all’evento.
Poi uno ad uno appaiono i Misteri, di ogni dimensione e stile, perché è vasta la possibilità di interpretare come più si preferisce il momento della vita di Cristo che si deve rappresentare con la propria opera. Si procede lenti e l’aria è scandita dalle urla “Ferma!” E poi “uno, due, tre: terra!”, date per coordinare chi porta il Mistero, rigorosamente a mano, e così fermarsi insieme. Così si va avanti piano, finché tutti i Misteri scendendo arrivano lentamente alla marina, dove sfilano ancora per poi disporsi tutti uno vicino l’altro.
Naturalmente oltre i Misteri procedono solennemente la statua dell’Addolorata ma soprattutto la statua del Cristo Morto, opera in legno risalente ai primi del ‘700 che gli isolani venerano e custodiscono gelosamente. La riporteranno in serata nella sede dell’Arciconfraternita dei Turchini, nella chiesa di San Tommaso, in un rituale molto più intimo e intriso di devozione religiosa. A chiudere la lunga processione è la banda, preceduta dalle figure istituzionali procidane, che suona le più famose marce funebri della tradizione meridionale.

Ma ciò a cui si assiste la mattina del venerdì è il frutto di un anno intero di duro lavoro: e per carpire l’essenza delle grandi cose bisogna guardare alla loro vigilia. Perciò facciamo un passo indietro e saliamo a Terra Murata la sera tra il giovedì e il venerdì, quando i procidani sono impegnati a ultimare i Misteri apportando rifiniture e aggiungendo dettagli. Il borgo in quelle ore restituisce un’intimità particolare, poiché non tutti possono entrare negli ambienti dell’ex casa penitenziaria, oggi vero e proprio spazio dell’arte misteriale e infatti ribattezzata “cittadella dei Misteri”.
Qui siamo entrati negli laboratori arrivando al cuore di questa tradizione che “si tramanda di generazione in generazione in modo assolutamente spontaneo”, afferma Leonardo Costagliola, Assessore al Turismo di Procida. “Molti Misteri – continua – vengono reinterpretati grazie alla creatività dei giovani, che riescono a dare una narrazione identitaria, personale ma anche molto sentita.”
“È tutta la comunità che in qualche modo partecipa alla processione, quindi il Venerdì Santo è un segno di identità ma anche di mobilitazione collettiva” ci racconta invece il Sindaco Raimondo Ambrosino. “C’è un contagio collettivo, perché quando tutti sono raggruppati qui nei laboratori a Terra murata c’è un momento di inclusione anche di coloro che non erano inizialmente coinvolti. C’è una grande emozione in questa notte, perché tutti sentono l’atmosfera mistica nelle strade dell’isola”.
Nei laboratori c’è chi guarda curioso, chi dirige e soprattutto chi crea, chino sul proprio Mistero per renderlo perfetto per la mattina successiva. Abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni dei protagonisti di questa storia, cioè di quei procidani coinvolti in prima persona nella creazione dei Misteri. Ci hanno raccontato della scelta dei temi e delle sensazioni che permeano un momento così carico di emozioni. “Attraverso il Mistero-spiega Vincenzo-cerchiamo di esprimere quello che durante l’anno o in un periodo della nostra vita ci ha colpito particolarmente partendo sempre da un concetto religioso, per poi cercare di attualizzare il messaggio di Cristo che altrimenti rimarrebbe parola morta. Per esempio noi abbiamo fatto un Mistero che parte da una preghiera alla Madonna, na tarant ‘e malammor, che si trasforma in una riflessione sul femminicidio e sull’oggettificazione della donna”.
“Siamo legati a questa tradizione al di là di ogni credenza”, ci dice invece Giuseppe. “È un qualcosa a cui ogni procidano non può prescindere dal partecipare. Il nostro gruppo cerca sempre di trovare dei temi nuovi e diversi da poter proporre al pubblico. E poi cerchiamo sempre di riciclare materiale, perché è difficile autofinanziarsi per costruire un’opera del genere che comunque ha un costo ben elevato per i ragazzi, ma soprattutto anche per le famiglie, per il mondo che in cui viviamo.

Nel fervore delle ultime preparazioni moltissimi sono i giovani che si aggirano nel via vai del borgo, vera forza trainante di entusiasmo e appartenenza. Tra questi Andrea, che ci racconta come i Misteri siano “una sorta di carri, se così si possono definire, in cui vengono rappresentati passi biblici o con cui si veicolano messaggi, mostrando il legame di devozione verso la religione che ci accomuna tutti qui sull’sola. Più in età contemporanea c’è chi si concentra nel lanciare un messaggio per dare un simbolo di attualità, anche se la maggior parte sceglie ancora una via tradizionale, con Misteri che rappresentano l’Ultima Cena o la Pesca miracolosa, ad esempio, in cui vengono utilizzati anche animali vivi. È bello omaggiare le nostre famiglie, il territorio e la bellezza della nostra terra creando qualcosa non di sfarzoso ma che genera stupore nella gente che lo vede.”

Insomma, se vi siete persi i Misteri a Procida quest’anno, non disperate. Il cuore di quest’evento è proprio la ciclicità che lo rende così radicato e saldo sul territorio nonostante il passare dei secoli. Respirerete ancora ogni anno l’ansia dell’attesa all’alba del venerdì, la fierezza della fatica di portare a mano il Mistero e la devozione di chi segue la statua del Cristo per le strade dell’isola. Tutta un’esperienza che vale la pena di vivere almeno una volta, anche solo sbirciando i Misteri non ancora ultimati dalle fessure nelle porte di legno a Terra Murata.
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