
Di mobbing si parla sempre troppo poco, eppure è un fenomeno in crescita. Il lavoro rappresenta un momento fondamentale della vita di ogni lavoratore, è ciò che dà dignità all’individuo. Nella maggior parte dei casi, le ore che si passano a lavoro sono di gran lunga superiori a quelle che si trascorrono in famiglia o si dedicano al tempo libero. Da ciò si deduce che lavorare in un ambiente equilibrato sia un aspetto molto importante della vita, al quale non si dà sempre il giusto peso. Un individuo costretto a lavorare in condizioni anormali, subendo vessazioni ed offese dai colleghi o dal datore di lavoro, certamente non può garantire alti livelli di produttività.
Il mobbing è un argomento di cui si parla sempre troppo poco, definito dalla giurisprudenza come “una serie di atti o comportamenti vessatori, protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di un lavoratore da parte dei membri dell’ufficio o dell’unità produttiva in cui è inserito o da parte del suo datore di lavoro, caratterizzati da un intento di persecuzione ed emarginazione finalizzato all’obiettivo primario di escludere la vittima dal gruppo”.
Si parla di mobbing ascendente quando è un lavoratore di livello più basso ad attaccare un soggetto a lui superiore; quando è il datore di lavoro o un superiore gerarchico alla vittima a provocare questo fenomeno si parla di mobbing discendente. A differenza di ciò che si pensa, non sono affatto rari i casi in cui sia il datore di lavoro a porre in essere comportamenti vessatori nei confronti dei propri sottoposti umiliandoli costantemente senza rispetto per la persona né per il tipo di mansione che svolge.
L’intento persecutorio è uno degli elementi che caratterizza il mobbing e, sebbene non vi sia una disciplina ad hoc, esistono diverse norme che tutelano il lavoratore: basti pensare, solo a titolo esemplificativo, alla Costituzione che, all’art. 35, recita: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori”. E ancora, si pensi all’art. 2087 del Codice Civile che stabilisce che “l”imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
La personalità morale del lavoratore è uno degli aspetti meno tutelati in ambito lavorativo. Spesso, la necessità di lavorare e la difficoltà di trovare un nuovo posto di lavoro, spingono molti a subire passivamente il mobbing senza denunciare né difendersi adeguatamente. Bisogna avere il coraggio di denunciare apertamente tutti quei comportamenti ripetutamente aggressivi e persecutori che accadono sul posto di lavoro. In molti casi la paura di ritorsioni spinge a tirarsi indietro, ma bisogna prendere consapevolezza di questo: meno si denuncia, più il fenomeno crescerà a dismisura.
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