
Nella mattinata dello scorso 25 marzo, nella cornice del Museo dinamico della tecnologia ‘Adriano Olivetti’ di Caserta, si è tenuto l’incontro “Legalità ed informazione” alla presenza del giornalista Mauro Nemesio Rossi e del Direttore del “Museo Campano Polo Museale Provincia” Gianni Solino, che hanno dialogato a lungo con il Generale di Corpo d’Armata Carmelo Burgio. Il generale è stato Comandante provinciale dei Carabinieri di Caserta negli anni della camorra più sanguinaria, oltre ad aver presto parte a varie missioni nelle aree più calde della Terra (Libano, Bosnia ed Erzegovina, Albania, Iraq, Afghanistan).
Dialogando anche con una delegazione di studenti del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, ha parlato a noi giovani per farci capire com’era la camorra di quel periodo e come sia cambiata rispetto ad oggi, oltre a una digressione sulla situazione geopolitica.
Tra i primi a prendere parola è stato Gianni Solino, al tempo attivista di Libera: «Non ho dimenticato il lavoro del Generale (Burgio ndr). Io sono una persona di sinistra, però sono stato uno dei primi a dire e a riconoscere l’impegno di Maroni (Ministro dell’Interno dal 2008 al 2011, ndr). A differenza dei Ministri dell’Interno di sinistra che ci sono stati prima e dopo di lui, Maroni la lotta alla camorra l’ha fatta davvero. Si creò quello che poi fu battezzato modello Caserta. In quel periodo in modo davvero eccezionale i migliori uomini furono messi in tutti i campi: la magistratura, i carabinieri, la polizia, la prefettura».
Il Generale, infatti, ha insistito molto su come siano cambiate le cose rispetto a quegli anni e su come si debba ancora lavorare soprattutto a livello sociale: «Sentirete dire da tanti che non è cambiato niente, ma non è così. Il fenomeno della radicata criminalità organizzata di certe zone d’Italia, come dicono gli anglosassoni, è traditional mafia: ha permeato il modo di pensare quindi bisogna cambiare il modo di pensare della gente. Come si cambia? Con la lavatrice sociale: i vecchi non hanno più i posti di comando e i giovani salgono. Quanto ci vuole? Tre generazioni. Il fenomeno della criminalità organizzata non è un fenomeno criminale. Se fosse così sarebbe bastato il poliziotto con il magistrato. È un fenomeno sociale, perché ha permeato il modo di pensare».
Anche citando gli esempi specifici, effettivamente qualcosa è cambiato eccome: «Se una volta Bardellino aveva la villa, faceva il capoclan, stava a San Cipriano d’Aversa in una villa hollywoodiana e girava con la Ferrari a bloccare la circolazione perché si dovevano fermare a parlare con l’amico nella viuzza e nessuno diceva niente, oggi non capita». Anche quando si dice “la camorra non spara più”, il Generale tiene in guardia sulla natura mafiosa: «La mafia, quando ammazza, ammazza perché le cose stanno andando male. La mafia non nasce per ammazzare, nasce per fare soldi. Setola ammazza perché il clan Bidognetti, nel quale lui era solo un killer, viene massacrato da operazioni di polizia».
Quindi, secondo il generale, sparare è stata un’eccezione di quel periodo di caos: «In quegli anni saltò il banco perché ci furono troppi arresti, troppi clan conciati male. Il vero lavoro della mafia è infiltrarsi negli appalti, nella gestione dei posti di lavoro». E anche qui cita un esempio: «Una classica cosa che facevano i Belforte con le attività sul vialone di Caserta era quelle di ‘piazzare’: si facevano assumere 3/4/5 persone che non andavano a lavorare e rimanevano a casa loro. Una volta che gli paghi lo stipendio e i contributi, hai comunque pagato il pizzo. Quando la mafia non spara non è che non c’è o che è cambiata; è che la mafia vive di sommersione».
Il Generale ha fatto qualche considerazione sulla situazione geopolitica attuale, soprattutto sulla guerra Iran–USA: «Partiamo dal presupposto che non è bello il modo di porsi del presidente Trump. Lui ha ragione quando dice che gli alleati se ne stavano più indietro: francesi e tedeschi se ne stavano nell’area tagiko-uzbeko dove non succedeva niente. Però Trump non può decidere all’improvviso di colpire senza accordarsi con i suoi alleati. È vero che l’Iran non è una democrazia, ma se lo rovescia, ha un piano alternativo? Non si capisce bene perché ha voluto fare questa guerra. Siamo usciti fuori dal seminato della NATO: Trump ha iniziato una guerra senza confrontarsi con i suoi alleati».
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