
È istintivo, per chi scrive, aprire questa riflessione con una frase pronunciata nel Consiglio Comunale in cui l’Amministrazione del Comune di Mondragone ha dichiarato il dissesto finanziario, e che io stessa ho tenuto a riportare in un mio precedente articolo: «Mondragone oggi è in dissesto, ma Mondragone è anche abbandonata». Nel delicato periodo storico in cui la città versa, questa dichiarazione è più concreta che mai. Di Mondragone se ne parla spesso, a volte a sproposito, quasi mai in positivo, e non è l’opinione pubblica ad aver spento i riflettori su una città che meriterebbe molto di meglio: sono i suoi cittadini, e le amministrazioni che da anni li rappresentano, ad aver rinunciato alla città. E, quando si ha la parvenza che qualcosa si stia finalmente muovendo nel verso giusto, le tempistiche e i modi sono spesso sbagliati.
È da un paio d’anni a questa parte, oramai, che i lavori che si tengono sul territorio mondragonese vengono effettuati nei periodi più improbabili. È da un anno che, sulla via Domiziana, si cerca di realizzare una pista ciclabile che costeggi tutti i lidi della località Levagnole; un anno di lavori che sembrano andare avanti soltanto d’estate, quando la zona è più frequentata e quando, soprattutto, la pista ciclabile dovrebbe essere effettivamente agibile.
Per non parlare, poi, delle opere per il miglioramento della fibra che, nonostante nell’ultimo periodo stiano causando non pochi disagi alla viabilità, non sono affatto monitorate. Non solo l’apertura di un cantiere spesso non è segnalato, impedendo così alla cittadinanza di organizzarsi di conseguenza, ma non esiste nemmeno una vigilanza che vada oltre l’omino che indossa a stento il giubbotto catarifrangente che, all’improvviso, sbuca e ti dice che devi trovare una strada alternativa perché è stato aperto un cantiere che fino al giorno prima non c’era.
Anche quest’anno, inoltre, si ripresenta lo stesso problema della scorsa stagione estiva: l’assenza totale di una programmazione adeguata. Per una città che potrebbe sopravvivere unicamente di turismo a partire dagli ultimi giorni di maggio, è impensabile non programmare una serie di eventi – e che non siano gli stessi degli ultimi dieci anni, magari – che possano riportare un minimo di vitalità in una città che, altrimenti, sarebbe morta. L’unico evento che sembra riscuotere un certo interesse è la Sagra della Mozzarella che, però, sembra concentrarsi ben poco sull’esaltazione di un’eccellenza locale e fin troppo sulla partecipazione di personalità del mondo della musica neomelodica dal passato e “presente” discutibile.
Mondragone è una città di potenzialità sprecate. Nonostante la posizione favorevole, a metà tra il mare e la montagna, e nonostante le tradizioni secolari che si porta dietro, nessuno sembra essere in grado di valorizzarle. Non si tratta solo di un’immagine pubblica sempre più incerta – con le indagini sia contabili che penali che, tutt’ora, sono in corso circa i mancati introiti del cimitero comunale, le false cittadinanze e peculato – ma di un disinteresse crescente, che porterà inevitabilmente Mondragone al crollo. Sempre se questo non ci sia già stato.
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