
Morte accidentale di un anarchico è in scena al teatro Bellini dal 20 al 25 maggio 2025. Lo spettacolo è tratto dall’omonimo scritto di Dario Fo, premio Nobel per la letteratura. L’opera è ispirata a un fatto realmente accaduto: la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, avvenuta nel 1969 mentre era sotto custodia della polizia a Milano, in circostanze mai del tutto chiarite. Nella commedia, Dario Fo affronta questo tema con ironia e mettendo in luce l’assurdità e la corruzione del sistema giudiziario e delle forze dell’ordine.
La vicenda si svolge interamente all’interno di una questura. Il protagonista è un personaggio folle e imprevedibile, conosciuto semplicemente come “Il Matto”, un uomo che si finge varie figure istrioniche ed autorevoli, come: giudici, psichiatri e altre. Viene poi arrestato per l’ennesima volta per truffa, il Matto riesce a beffare i poliziotti ed a farsi passare per un ispettore giudiziario incaricato di indagare sul caso della “morte accidentale” di un anarchico caduto da una finestra del quarto piano.
Sfruttando l’inganno, il Matto interroga i funzionari di polizia, li spinge in contraddizione, li costringe a ricostruire più volte i fatti, smascherando via via tutte le incongruenze della versione ufficiale. Il risultato è una feroce e satirica critica al potere, capace di suscitare risate ed indignazione allo stesso tempo.
Il finale, volutamente ambiguo, lascia aperti interrogativi sulla giustizia e sulla verità, costringendo lo spettatore a riflettere sul ruolo delle istituzioni e sulla manipolazione della realtà.
Lo spettacolo vede alla regia Antonio Latella, che con ottime scelte regala allo spettatore la possibilità di disorientarsi e riorientarsi durante lo spettacolo, nonché di mantenere viva la concentrazione con la partecipazione di alcune scene.
Già la scelta scenografica porta lo spettatore ad interrogarsi, infatti, proprio come se fosse un reale tribunale, lo spettacolo avviene al centro del teatro in modo che possa essere sotto gli occhi di tutti, per suscitare quest’ effetto la platea è spostata sul palco ed il palco al posto della platea.
Il palco poi non ha la sua solita forma rettangolare e scura, ma è bianco ed a forma di uomo che fugge.
Altro espediente interessante è far indossare a tutti gli attori, tranne all’anarchico e alla giornalista, interpretati rispettivamente da Daniele Russo e Caterina Carpio, dei fantocci di loro stessi, realizzati da Laboratorio Alovisi Attrezzeria. Il tutto come a dire che quei personaggi avessero addosso il peso della loro figura, l’anarchico, la giornalista, no.
Dopo che il matto pronuncia la frase «nostra patria è il mondo intero!», i fantocci vengono abbandonati e stesi, gli attori continuano a recitare le loro battute sporgendo dalle braccia e dalle gambe dell’omino che funge da palco, come se il peso di ciò che hanno fatto non li avesse liberati, ma logorati.
Consiglio questo spettacolo a chi crede ancora non solo nella funzione educativa del teatro, ma a chi pensa che questa debba essere attiva.

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