
La morte sul lavoro di Patrizio Spasiano, dipendente di 19 anni deceduto per una fuga di ammoniaca, ha sconvolto il nostro territorio, ma come al solito l’ha fatto solo per pochi giorni. Sfortunatamente il copione è già scritto: sappiamo in anticipo che Patrizio verrà a breve dimenticato da giornali e cittadini per essere sostituito dal prossimo ragazzo, ragazza, padre o madre di famiglia vittima del lavoro, mentre la piaga delle cosiddette “morti bianche” continuerà ad essere ignorata dalle Istituzioni. A fronte di quello che potremmo definire un vero e proprio menefreghismo di Stato, è importante a questo punto comprendere per quale motivo e in che modo il lavoro ammazza in media tre lavoratori al giorno in Italia.

10 gennaio 2025, l’anno è appena iniziato, le feste appena finite, e nell’azienda FrigoCaserta di Gricignano di Aversa, quattro lavoratori, addetti per la Cofrin alla manutenzione di un capannone incendiato il 3 novembre 2021, vengono colpiti da una fuga di ammoniaca. Tre operai riescono a fuggire, ma uno no: a causa delle esalazioni, muore poco dopo. La fuga è tanto forte da procurare l’ordine da parte dei sindaci dei paesi limitrofi di restare a casa con porte e finestre chiuse. L’operaio morto invece, è Patrizio Spasiano, 19 anni, dipendente della Cofrin da 3 mesi; qualifica? Saldatore tirocinante.
Allora ci domandiamo, cosa ci faceva un giovane tirocinante, adolescente ancora inesperto, senza alcun tipo di dispositivo di protezione in un luogo chimicamente rischioso, dove il minimo errore può risultare fatale? La risposta non la conosciamo, ma una certezza c’è: la Cofrin e la FrigoCaserta non avrebbero mai dovuto lasciare un giovane tirocinante come Patrizio avvicinarsi a un luogo tanto rischioso. Ma oltre al caso specifico, analizziamo il problema espandendolo su scala nazionale, potrebbe risultare più semplice per comprendere la portata del disagio.
Una parte consistente della responsabilità rispetto alle morti sul lavoro è certamente addebitabile ad una “cultura” dilagante in italia, e in particolare al sud, secondo la quale ” ‘a fatic “, il lavoro (in particolare quello manuale) seppur insicuro, rischioso, pagato poco e male, resta lavoro, e in quanto tale non va criticato o rifiutato perchè necessario per “portare il pane a casa”. D’altro canto, è fin troppo facile sperare che improvvisamente i dipendenti decidano di rifiutarsi di lavorare in condizioni disumane e pericolose costringendo così i datori di lavoro assicurare paghe e garanzie migliori, ma vi sarebbe il pericolo di cadere nella retorica: le famiglie devono pur mangiare; quello dei lavoratori non è masochismo, è necessità, bisogno.
Ed è proprio in una situazione del genere, di “scacco matto” contro i lavoratori che dovrebbe arrivare la mediazione dello Stato, all’interno di quel sistema di pesi e contrappesi sul quale la nostra Costituzione si basa. La responsabilità di queste morti non è infatti addebitabile unicamente a privati e aziende, i quali lavorano per il proprio interesse, ma anche e soprattutto alla connivenza delle Istituzioni, che ritengono, il più delle volte che le morti bianche non siano altro che un problema fisiologico, intrinseco ed ineliminabile del sistema.

Nel 2021 in merito ai controlli su cantieri a aziende, l’allora Ministro Brunetta affermò di fronte alla platea di Anitec-Assinform «prima di ogni controllo ci sarà una telefonata finalizzata a programmarlo, a specificarne la natura, a individuarne i contenuti, i documenti necessari, i giorni in cui arriverà, le risorse di cui si avrà bisogno». Un ministro della Repubblica sospese così l‘imprevedibilità, la regola aurea di qualsiasi controllo degno di definirsi tale, gettando fango su anni di lotte per diritti e garanzie sindacali.
Attualmente, secondo un intervento dell’ispettorato del lavoro, l’obbligo di indicare preventivamente alle aziende i documenti necessari per il controllo ispettivo non si applicherebbe più alle ispezioni sulla sicurezza sul lavoro, in quanto «Va da sé, che l’eventuale richiesta di documentazione alle imprese prima di un qualsiasi accesso ispettivo vanificherebbe l’efficacia della tipologia di accertamenti di competenza».
Questi saltuari interventi però non bastano: occorre programmare una politica che sia strutturale, che riduca al minimo i rischi sul posto di lavoro, preveda sanzioni severe per chi non rispetta le normative e che regolamenti efficacemente il ruolo di responsabile della sicurezza sul lavoro in cantieri e aziende, ricoperto sempre più spesso da soggetti non competenti, “abilitati alla professione” (espressione efficace ma impropria, per svolgere quest’attività non è prevista infatti l’iscrizione ad alcun albo) sulla base di corsi di formazione dalla dubbia utilità pratica, o corsi di laurea che non prevedono un’adeguata preparazione rispetto alla sicurezza in materia di cantieri.
Al registro degli indagati per la morte di Patrizio Spasiano sono attualmente iscritti il rappresentante legale della FrigoCaserta e i due fratelli responsabili della Cofrin. Aspettiamo l’accertamento delle responsabilità, ma dopo? Le morti sul lavoro cesseranno di esistere? A fronte di una risposta certamente negativa sono necessarie da parte delle istituzioni un’analisi e una critica molto più profonde, che possano metterci in condizione di comprendere quale sia concretamente la causa della morte di tanti lavoratori. Le risposte di cui abbiamo bisogno ci si presentano ogni giorno davanti agli occhi, ma intanto, nel caso in cui il menefreghismo di stato dovesse continuare a trascurare e sottovalutare la strage delle morti bianche, abbiamo pensato di proporre un nuovo primo articolo della Costituzione:
“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla morte dei lavoratori” è la nostra idea, il principio certamente più in linea con le condizioni del lavoro nel Bel paese del 2025.
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