
Ancora un incidente sul posto di lavoro. Ancora una morte bianca. Questa volta a spezzarsi è la vita di un ventisettenne, un migrante senza documenti a San Marcellino, caduto nel vuoto mentre eseguiva dei lavori di ristrutturazione ad un edificio fatiscente in corso Italia. Ad uccidere sono ancora le condizioni irregolari dei cantieri e la mancanza di tutele per i lavoratori, in particolar modo stranieri. I dati vedono un calo di incidenti nei primi mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma quanto dovrà andare avanti questa strage silenziosa che quasi non indigna più?
Secondo le prime ricostruzioni, l’operaio di 27 anni, di cui non si conoscono ancora le generalità, sarebbe caduto da un piano privo di qualsiasi protezione anticaduta. Ad aggravare la situazione è stata l’assenza di autorizzazioni necessarie del cantiere, che configurerebbe quindi un intervento edilizio abusivo. Sul posto è intervenuto il personale del 118 che ne ha constatato il decesso; la salma del ventisettenne è stata posta sotto sequestro e portata all’istituto di Medicina Legale dell’ospedale San Giuliano di Giugliano, dove nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia. Questo episodio racconta ancora una volta il ricatto a cui sono esposti troppi lavoratori.
Sebbene in diminuzione, i numeri del fenomeno restano costanti, evidenziando ancora le carenze strutturali che caratterizzano i luoghi di lavoro, in particolar modo nel settore dell’edilizia. A morire, come si denota dai dati dello scorso anno, sono in parte i lavoratori più fragili, o meglio, donne e uomini che sono più facilmente soggetti a ricatti e sfruttamento. A subire lo scotto delle condizioni di lavoro disumane e molto spesso irregolari sono i migranti, ovvero la categoria di lavoratori che, anche per la propria debolezza legale ed economica, accettano di lavorare in contesti lavorativi massacranti e tutt’altro che dignitosi.
Alla base della condizione di prostrazione e asservimento verso i datori di lavoro, ci sono le barriere linguistiche e culturali dovute alla fallacia delle politiche di accoglienza come il Decreto Flussi, il principale canale legale per poter entrare in Italia per motivi di lavoro e del meccanismo di integrazione che dovrebbe assicurare la conoscenza della lingua italiana. Proprio con il Decreto Flussi, come emerge dalla campagna Ero Straniero nel suo IV Rapporto di monitoraggio sugli ingressi per lavoro in Italia, solo 17 persone circa su 100 riescono a entrare in Italia e risultano avere un lavoro e un regolare titolo di soggiorno. Il primo ostacolo per una corretta integrazione proviene proprio dal processo burocratico istituzionale. Ciò dimostra che lo status di “irregolari” non dipende tanto da una condizione personale o, per assurdo, “voluta”, dai potenziali lavoratori stranieri, ma da una “irregolarizzazione” sistematica che parte dalle maglie della burocrazia italiana.
I migranti, però, non sono le uniche vittime di questa strage silenziosa. A morire di lavoro sono migliaia di uomini e donne la cui vita è stata sottratta dalla negligenza e complicità dei datori di lavoro.
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