
La movida serale a Napoli, in particolare nel quartiere Vomero, continua ad accendere il dibattito tra residenti, esercenti e amministratori. A parlarne ai nostri microfoni è Giulio Delle Donne, consigliere della V municipalità, che riconosce la complessità del fenomeno. «Via Falcone è certamente uno dei punti nevralgici della vita notturna del quartiere – spiega Delle Donne, sottolineando come ci siano in gioco le diverse esigenze dei residenti, degli esercenti e dei giovani – Le esigenze vanno contemperate. I residenti hanno diritto a una vita tranquilla, i commercianti a lavorare e i giovani a godere del proprio tempo libero». Negli anni non sono mancati gli sforzi per trovare un equilibrio. I bar della zona, racconta il consigliere, hanno assunto impegni per rispettare orari e contribuire alla pulizia della strada: «Il giovedì è diventato il giorno critico: i locali staccano la musica entro l’orario stabilito e si impegnano a far defluire i clienti entro le due di notte. Ma resta il problema della velocità eccessiva delle auto nelle ore notturne e di una viabilità che, in certi tratti, è diventata ingestibile».
Una delle questioni più discusse riguarda i disagi per i mezzi di soccorso: «Ci sono stati casi in cui le ambulanze non riuscivano a passare. Questo, a mio avviso, è l’unico elemento oggettivamente grave. Ed è lì che serve un intervento deciso della polizia municipale, che purtroppo manca di continuità». Sul tema, il consigliere solleva anche una riflessione politica più ampia: «C’è poca voglia di governare il fenomeno. Ci si limita a risposte di facciata. Serve uno sforzo per capire fino a che punto la narrazione dei disagi sia fedele alla realtà, e dove invece esista una percezione alterata».
Alla crescente presenza della movida si affianca un grande effetto collaterale: la cosiddetta “desertificazione” immobiliare. Alcuni residenti, infatti, scelgono di trasferirsi altrove, scoraggiati dal caos notturno. «Parlare oggi di desertificazione può essere prematuro – ammette Delle Donne – ma è giusto considerare anche i diritti di chi ha fatto investimenti importanti per abitare in certe zone. La città deve garantire qualità della vita a tutti». Il fenomeno – dice – non è nuovo né esclusivamente napoletano: «Altre città europee ci sono passate prima di noi. Penso a Barcellona, dove si è cercato di rilocalizzare la movida, spostandola in aree meno sensibili come i lungomari. Anche Napoli potrebbe pensare a soluzioni simili, magari incentivando economicamente attività notturne in zone meno abitate». Il futuro della movida partenopea, insomma, non può essere lasciato al caso. «Serve una visione. Oggi si tende solo a contenere. Ma la sfida vera è costruire una convivenza tra turismo, vita notturna e residenzialità. Una città viva non può rinunciare alla notte, ma nemmeno dimenticare chi la abita» conclude il consigliere.
Dall’altra parte i residenti del Vomero, che ci hanno descritto una situazione ormai fuori controllo durante i weekend. «Dal giovedì sera è un vero caos: rumori assordanti, motorini parcheggiati ovunque e urla che durano fino a tarda notte. Diventa impossibile riposare o godersi la propria casa» ci racconta un residente. Secondo i cittadini, manca un presidio costante delle forze dell’ordine. «I vigili passano solo di tanto in tanto, ma non c’è nessuno a garantire l’ordine in modo continuativo. Se qualcuno dovesse avere un’emergenza medica, l’ambulanza faticherebbe ad arrivare, bloccata dalle auto e dai motorini che occupano tutta la carreggiata». L’appello dei residenti è chiaro: servono controlli fissi e regole più severe per chi gestisce i locali della movida. «Non può essere normale che si consumino alcolici in strada senza alcun limite fino a ore notturne. Qui non è un parco giochi, è un quartiere dove si vive» denuncia un altro cittadino. Anche il tipo di frequentatori è cambiato nel tempo. «Dieci anni fa, la movida richiamava principalmente studenti universitari, persone tranquille. Oggi invece l’atmosfera è più tesa e spesso poco rassicurante. Basta poco per scatenare una rissa. Non è più il Vomero che conoscevamo».
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