
Con l’ordinanza sulla movida, entrata in vigore il 31 dicembre e valida fino al 30 giugno, il sindaco di Aversa, Francesco Matacena, ha disposto misure volte al bilanciamento di determinate esigenze: da una parte i residenti, che richiedono quiete e riposo; dall’altra i commercianti e gli avventori, che richiedono rispettivamente di poter sfruttare al meglio la loro attività e vivere gli spazi della città.
L’ordinanza mira a limitare gli orari di apertura, la diffusione musicale e la vendita di alcolici per tutte le attività di somministrazione di alimenti e bevande nella città normanna. Pertanto, tutti i locali devono chiudere entro le ore 2 e rimuovere anche gli arredi esterni, mentre l’apertura può avvenire non prima delle 16 tutti i locali devono esporre chiaramente gli orari di apertura e chiusura sia all’interno che all’esterno. La diffusione musicale dalla domenica al giovedì deve cessare entro le 23, mentre nei giorni dal venerdì al sabato entro mezzanotte e comunque non deve mai essere percepita all’esterno del locale.
Gli eventi occasionali, spettacoli musicali o karaoke, devono essere comunicati allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP). Vige inoltre il divieto della vendita al dettaglio per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche dalle 22 fino alla chiusura dei locali. I pubblici esercenti devono provvedere alla pulizia completa e a proprie spese delle aree vicine ai locali entro la prima mattinata per garantire l’igiene e il decoro della città. Per chi non rispetta le disposizioni sugli orari di apertura sono previste sanzioni fino a 3mila euro, mentre per le disposizioni in materia di alcolici e musica fino a 500 euro.
C’è chi sostiene le misure adottate e chi invece teme che possano danneggiare ulteriormente l’economia locale. Ad onore del vero, questo tipo di ordinanza è il risultato di una precedente disposizione, che risale a luglio 2024, dopo la quale il primo cittadino ha richiesto al Prefetto di Caserta un tavolo di osservazione sulla sicurezza ad Aversa. Ne abbiamo parlato con varie attività presenti da anni sul territorio.
Nicola Cimmino, proprietario di “Casa Cimmino”, locale situato in piazza Lucarelli, nel cuore di via Seggio, invita i suoi colleghi a creare una clientela responsabile ed esorta l’amministrazione a sostenere maggiormente i commercianti. Il suo disappunto riguarda le limitazioni sulla musica: «È pacifico che non si possa mettere una cassa fuori al locale tutta la notte ma almeno all’interno dovremmo godere di una certa autonomia, nel rispetto altrui». Cimmino ha tenuto a sottolineare come molti baretti vendano ancora alcolici ai minori. Per questo motivo in via Seggio di sabato c’erano solo ragazzini, di cui alcuni armati, un’affluenza certamente negativa; nonostante ciò la situazione sembra ad oggi essere migliorata.
Stefano Muzi, proprietario della “Caffetteria del Corso”, situata all’inizio di Via Roma, crede che le regole siano giuste: «I locali per la maggior parte sono allineati perché i tempi sono cambiati. La gente sta variando l’abitudine al consumo». Sul rispetto dell’ordinanza, invece, dice che «non è un’ordinanza che ha bloccato le attività, questo nella maniera più assoluta. La cosa più grave sono gli alcolici ai minori, disposizione non annoverata nell’ordinanza in quanto è ovvio che non bisogni farlo, anche se qualcuno se lo dimentica pensando esclusivamente al guadagno».
«C’è bisogno di più controlli e di regole che ricadano direttamente sulla licenza». Raffaele Oliva, proprietario del “Veritas” in via Seggio, “Cantine Italiane” in via Roma e “Cottura” in via Francesco Cilea, nonché consigliere comunale della città, è fervente sostenitore dell’ordinanza. «L’ordinanza garantisce la tutela di tutti. Ma ciò che manca sono i controlli: sono 36 gli agenti della Polizia Municipale quando ne servirebbero almeno il triplo. Se la Municipale non viene integrata, il problema della mala movida non viene arginato. Sono stati aperti tavoli prefettizi sul tema e stiamo andando verso quella direzione» assicura Oliva. Aversa è ormai attrattiva, per cui dovrebbe essere una città su misura per chi arriva e per chi vi risiede.
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