
Una svolta significativa segna il lungo contenzioso legale tra l’Italia e l’Unione Europea riguardante le criticità ambientali del Mezzogiorno. Dopo un decennio di sanzioni pesantissime, la Commissione Europea ha deciso di ridurre ulteriormente l’ingente multa che il nostro Paese paga per la gestione dei rifiuti in Campania. La sanzione, scattata a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia del 2015, è passata dagli iniziali 120mila euro giornalieri agli attuali 20mila euro. Questo taglio riflette i progressi compiuti nella creazione di una rete impiantistica sicura, pur confermando che la procedura d’infrazione resterà aperta fino al completamento totale delle opere necessarie a garantire la salute pubblica e la tutela dell’ambiente.
Il miglioramento del quadro regionale è frutto di una strategia complessa volta a colmare le gravi carenze in tre settori chiave: termovalorizzazione, smaltimento dell’organico e discariche. I primi risparmi significativi sono arrivati nel 2022 con l’attivazione dell’impianto di Caivano per il trattamento delle “ecoballe” storiche. Più recentemente, l’inaugurazione dei siti di Tufino (novembre 2024) e Pomigliano d’Arco (ottobre 2025) ha permesso di affrontare finalmente la criticità dei rifiuti organici. Questo sforzo costante nel trattamento dei rifiuti in Campania ha convinto Bruxelles a dimezzare progressivamente la quota di sanzione relativa a queste categorie, riconoscendo l’impegno nel superare un’emergenza cronica che, secondo la Corte dei Conti, è costata allo Stato oltre 325 milioni di euro.
Nonostante i passi avanti, la strada per cancellare definitivamente il prelievo quotidiano rimane ancora in salita. La Regione deve ora concentrarsi sull’ultimo pilastro della gestione: la capacità delle discariche. Per azzerare la multa, l’Italia dovrà dimostrare che il territorio campano possiede una capienza sufficiente a contenere gli scarti residui, evitando il costoso trasferimento fuori regione. Resta inoltre aperta la sfida della raccolta differenziata, attualmente ferma a poco più del 55%, con l’obiettivo del 65% slittato prudenzialmente al 2030. La piena operatività dei restanti impianti previsti entro il 2029 sarà determinante per chiudere definitivamente questa onerosa procedura d’infrazione.
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