
Il 6 febbraio di ogni anno, il mondo si unisce per celebrare la Giornata mondiale contro l’infibulazione e le mutilazioni dei genitali femminili (MGF). Un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa pratica dolorosa che colpisce milioni di donne e ragazze in tutto il mondo. Per rendere meglio l’idea di questo terribile fenomeno, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), con l’espressione “mutilazioni genitali” definisce “tutte le pratiche di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche.”
La MGF è una pratica che colpisce molte donne in tutto il mondo, con numeri allarmanti. Secondo l’OMS, si stima che più di 200 milioni di donne e ragazze siano state sottoposte a MGF in 30 paesi, principalmente in Africa, Asia e Medio Oriente. Queste cifre mostrano l’entità del problema e la necessità di una risposta globale.
L’Africa è la regione con la più alta prevalenza di MGF. Paesi come la Somalia, il Sudan, la Guinea, la Djibouti e l’Egitto sono tra quelli in cui la pratica è più comune. In alcune comunità, la percentuale di donne sottoposte alla MGF supera il 90%. Tuttavia, è importante notare che questa pratica è anche presente in altre regioni del mondo, a causa della migrazione e della diaspora. In Italia, secondo gli ultimi dati risalenti al 2023, sono state 87.600 le donne tra i 15 e i 49 anni sottoposte a mutilazioni genitali.
La MGF viene spesso eseguita tra i 4 e i 15 anni, ma può variare in base alla cultura e alla tradizione. In alcune comunità, la pratica viene eseguita nei primi giorni o mesi di vita, mentre in altre può essere ritardata fino all’adolescenza. La decisione su quando mettere in atto la mutilazione è spesso influenzata da credenze (errate) sulla purezza e sulla sessualità.
Le motivazioni per la MGF sono complesse e possono variare da una comunità all’altra. Alcuni dei motivi comuni includono il controllo della sessualità femminile in quanto questa atroce pratica è vista come un modo per controllare la sessualità femminile e preservare l’onore della famiglia. Altre ragioni sono legate alla sfera sociologica, la MGF è vista dunque come un’iniziazione delle adolescenti all’età adulta oppure come garanzia di verginità e fedeltà.
Spesso, invece, in alcune tribù i genitali femminili sono ritenuti impuri e portatori di infezioni. E la MGF viene effettuata per motivi igienici ed estetici. Ancora, è un fenomeno collegato alla fertilità della donna e l’amputazione viene vista come una tecnica per favorire la prosperità e la sopravvivenza del bambino. Infine, molti credono che questa pratica sia prevista dai testi religiosi come una dimostrazione di fede.
Negli ultimi anni, sono state fatte molte iniziative per combattere la MGF. Organizzazioni internazionali, governi, ONG e attivisti lavorano insieme per sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovere l’educazione e le alternative culturalmente appropriate alla MGF, e offrire supporto alle vittime. È fondamentale promuovere l’empowerment delle donne e delle ragazze e coinvolgere le comunità per eliminare questa pratica dannosa.
Molte attiviste, come Leyla Sirad Hussein Gikandi, vanno in giro per il mondo a raccontare la propria esperienza e collaborano con le associazioni per agire in modo diretto contro questo fenomeno. Inoltre, esistono moltissimi libri sull’argomento ideati per espandere una maggiore informazione sulle MGF. Veloce e di facile lettura è “Donne cucite. Inchiesta sulla mutilazione genitale femminile” di Sabrina Avakian.
Le MFG violano i diritti delle donne, minano la loro salute e integrità fisica. Tali procedure portano, spesso, alla morte ed è giusto che vengano messe a punto maggiori norme per garantire il diritto alla vita di tutte le donne del mondo.
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