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«My body my choice», Gucci porta in passerella i diritti delle donne

Redazione Informare
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31 maggio 20194 min di lettura

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«My body my choice», Gucci porta in passerella i diritti delle donne

Indice (3)

  • 1La moda portatrice di messaggi sociali
  • 2La battaglia Gucci per i diritti sessuali delle donne
  • 3La coscienza femminile in Italia

Il 22 maggio del 1978, con la legge n°194, in Italia entra in vigore la norma che disciplina “l’interruzione volontaria di gravidanza“. Negli anni della Democrazia Cristiana, la legalizzazione dell’aborto fu il risultato di una lunga lotta politica, che pose fine alla clandestinità nella quale le donne dovevano rifugiarsi, non senza rischi, per compiere un loro diritto.

In un momento storico che continua a minare la legge n°194, tentando di disapplicarla e facendo retrocedere la società civile italiana da un punto di vista prettamente culturale, Alessandro Michele – direttore creativo di Gucci dal gennaio 2015 – ha voluto omaggiare le donne, dedicando loro la Cruise 2020.

La moda portatrice di messaggi sociali

«Sono uno spirito libero. I miei genitori mi hanno allevato in questo modo e ho passato tutta la vita a lottare per l’inclusione», ha dichiarato lo stilista romano, al termine della sfilata tenutasi tra le statue dei Musei Capitolini, un’ambientazione sospesa tra passato e presente. Gucci, infatti, a supporto del potere inclusivo dell’arte ha anche annunciato che finanzierà i lavori di restauro della Rupe Tarpea, la parete rocciosa sul lato del Campidoglio, da cui si racconta venissero gettati i traditori della patria.

«Nessuno dovrebbe avere il diritto di decidere sulla libertà di scelta di qualsiasi essere umano. Nessuna legge dovrebbe dire a nessuno cosa fare e cosa non fare, quando si tratta di scelte molto personali […] Ecco perché sto rendendo omaggio alla legge italiana sull’aborto, la legge numero 194. È incredibile che in tutto il mondo ci siano ancora persone che credono di poter controllare il corpo di una donna, la scelta di una donna».

https://www.instagram.com/p/ByCY3iEiS43/

La battaglia Gucci per i diritti sessuali delle donne

Blazer con slogan femministi degli anni Settanta, come “My body my choice“, capispalla con la data 22.05.1978, giorno in cui venne approvata la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza e ricami ritraenti i genitali femminili attraverso delle fantasia floreali.

Questi alcuni dei capi che Alessandro Michele, impegnato con Gucci nella campagna Chime for Change per supportare i diritti sessuali e riproduttivi delle donne, ha creato per la nuova collezione della maison fiorentina. «E l’utero delle donne, questo mistero che noi uomini possiamo immaginare, l’ho immaginato come un fiore. Interrompere una gravidanza non estirpa questo fiore».

Un messaggio forte quello di Michele che, non solo si pone controcorrente, rispetto agli emendamenti contro l’aborto che sempre più stati stanno approvando, ma che riesce a sdoganare la visione di quest’atto come un qualcosa che privi la donna della sua essenza.

https://www.instagram.com/p/ByBCnbSiOAC/

 

La coscienza femminile in Italia

L’assenza di politiche concrete per l’informazione e la contraccezione, rendono il sesso, e i diritti ad esso correlati tra cui l’aborto, eterni tabù da evitare con cura: argomenti di cui, specie per una donna, “non è bene parlare”.

Alessandro Michele, oltre a rendere omaggio ad una delle date che ha fortemente segnato la società italiana degli anni ’80, lancia un messaggio alle donne della modernità e lo fa attraverso il linguaggio e il simbolismo di quelle che hanno combattuto nel 1978. Animate dall’esigenza di porre rimedio ad una società patriarcale, che le privava di ogni forma di emancipazione, una grande fetta della popolazione femminile del tempo ha rivestito un ruolo attivo nella costruzione di politiche sociali, fatte a misura di donna.

Il raggiungimento parziale di alcuni obiettivi, quali la legalizzazione dell’aborto, ha rassicurato su un apparente progresso circa pari opportunità raggiunte, assopendo l’animo del gentil sesso che abita il nuovo millennio.

Fino a quando questo non realizzerà che la lotta l’autodeterminazione femminile sia di vitale importanza e che, soprattutto, sia, oggi come allora, percepita ancora con una connotazione negativa, da parte di una società che le vuole miti e arrendevoli, il rischio di un regresso culturale avanzerà sempre più velocemente, e, a quel punto, non basterà un primo piano di Frida Khalo postato su Instagram, a fermarlo.

di Carmelina D’aniello

Tags
  • #aborto
  • #Alessandro Michele
  • #gucci
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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