
“Napoleone. La morte di Dio” è uno spettacolo in scena dal 7 al 12 maggio 2024 presso il teatro Bellini di Napoli.
“Napoleone. La morte di Dio” è uno spettacolo di cui Davide Secco è sia autore che regista. Il protagonista della rappresentazione teatrale è Lino Guanciale, accompagnato dalla splendida voce di Simona Boo e da Amedeo Carlo Capitanelli. Lino Guanciale non delude le alte aspettative sulla sua persona in questa esibizione.
Lui interpreta un figlio che ha perso suo padre nel 1834 e mentre vengono riportate le spoglie di Napoleone Bonaparte nella sua patria, nel 1840, il dolore di sei anni prima inizia a pervaderlo. Nasce così la tautologia che accomuna il defunto padre, Napoleone e Dio, avvertiti come tre grandi uomini umani. Il confine tra il sublime ed il ridicolo è un filo sottile: Dio è l’essere perfetto, il Creatore invincibile, ma anche «Dio caga».
Lino interpreta un uomo senza nome, in quanto il suo nome è quello di tutti gli spettatori, il dramma mette in atto l’uomo reale che deve conformarsi alla sua interiorità. Non c’è nessuna riflessione nuova sulla morte, sulla nostalgia o sulla malinconia. Infatti esse sono rappresentate non per stimolare nuovi ragionamenti, ma per stimolare le nostre emozioni in modo più profondo.
È interessante notare il movimento di luci durante tutto lo spettacolo. Inizialmente a luci accese il protagonista accompagnato da Simona Boo si dissocia dalla realtà mescolando i ricordi del corteo per il rimpatrio delle spoglie di Napoleone con quelli legati a suo padre, al buio, invece, riesce a dar sfogo alla sua tristezza e alle sue fragilità e la stessa Simona Boo con il suo canto accompagnerà ed accoglierà i sentimenti dell’attore.
Questo paradigma non è statico, ma circolare. Infatti, ci sono momenti in cui le luci lampeggiano, momenti in cui vengono tutte accese in maniera quadratica e senza attori in scena quasi ad avvicinare lo spettatore al sublime e c’è un momento in cui vengono calati due lampadari dall’alto come a far intere la spiritualità della scena. Tali scelte sono perfettamente in linea con l’opera di Victor Hugo a cui Secco si ispira.
La paura è connessa alla memoria, quanto la tristezza al ricordo. La connessione tra la paura e la memoria si articola in due modi. Il primo modo è la paura di dimenticare, il secondo la paura di ricordare.
Nella prima dinamica entrano in gioco il ruolo della lettura e della scrittura. La lettura è un’attività da solitari che ci occorre a ricordare. Scrivere è vista come una scelta patetica, tuttavia necessaria per elaborare le proprie fragilità e per ricordare dal momento che la carta sopravvive anche a noi stessi.
Nella seconda dinamica viene affrontata la paura di stare a contatto con le proprie profondità, in particolare con la tristezza. Infatti, da una parte c’è la paura di ricordare i bei ricordi, che in quanto tali appartengono al passato: nostalgia. Dall’altra parte si rievocano quelle emozioni che già nel presente erano poco piacevoli: malinconia.
Questo spettacolo è consigliato ad un pubblico di tutte l’età che abbia voglia di emozionarsi e di toccare con mano le fragilità umane.
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