
Assume un volto sempre più diverso l’accesso e la geografia delle cure a Napoli. Del resto, sono due le scelte – prese in tempi diversi – che stanno ridimensionando radicalmente la mappa della sanità pediatrica. Il tutto ovviamente accompagnato da raffiche di critiche e di discussioni, destinate soltanto ad aumentare nel futuro. Si segnalano, in particolare, da un lato la chiusura del reparto di pediatria dell’ospedale San Paolo di Fuorigrotta – spostato verso il Loreto Mare – e dall’altro, la nascita nel quartiere di Ponticelli di un nuovo Santobono. Il risultato? Un evidente squilibrio dei reparti pediatrici che, se fino ad oggi erano disseminati in maniera abbastanza equa per l’intera città, adesso finiranno per concentrarsi sempre di più nell’area est del capoluogo partenopeo. E il versante ovest? Rimarrà totalmente scoperto.
Del resto, l’imminente scenario logistico che si prospetta per numerose famiglie partenopee che abitano tra i quartieri di Fuorigrotta, Bagnoli, Soccavo, Pianura, Vomero e Arenella desta non poche preoccupazioni. Basti pensare, infatti, che il reparto di pediatria del San Paolo rappresenta l’unico presidio pubblico di riferimento per una zona che ingloba oltre 200mila residenti all’interno delle Municipalità 9 e 10 – corrispondenti all’area ovest della città. Per quanto concerne, invece, il Santobono, l’ospedale sito sulla collina dell’Arenella è da sempre stato un polo regionale di eccellenza per i casi più complessi, e che registra ogni anno oltre 100mila accessi al pronto soccorso pediatrico – circa 300 al giorno.
Ma per comprendere in maniera profonda cosa rischia di accadere, è necessario analizzare la situazione attuale. Del resto, gli ospedali che dispongono effettivamente di reparti pediatrici di pronto soccorso o comunque di degenza all’interno del Comune di Napoli sono davvero pochi. E, in questo quadro, la sede principale sita nel quartiere dell’Arenella e il presidio oncologico e specialistico sulla collina di Posillipo – che fanno parte del complesso Santobono-Pausillipon – esercitano un ruolo preminente. Non a caso, infatti, proprio qui confluiscono tutti i casi più gravi provenienti da ogni angolo della regione Campania.
Tuttavia, il Santobono non è l’unico ospedale pediatrico della città. Si sottolinea, infatti, anche la presenza di una piccola rete di pediatrie cosiddette “generaliste”, che offrono servizi grossomodo a tutte le aree del capoluogo. Tra questi, spicca certamente il Fatebenefratelli – anche conosciuto con il nome di”Buon Consiglio”, sito in via Manzoni, nel quartiere collinare di Posillipo, una struttura di rilievo privata equiparata al pubblico fondamentale per le numerose famiglie partenopee che popolano la collina e il litorale di Napoli. Ancora, una larga fetta di popolazione che vive tra la zona del porto e il centro storico, fa riferimento all’ex ospedale Annunziata – che vanta una storia degna di nota nel panorama della sanità partenopea.
Invece, l’intera zona flegrea e occidentale conta invece sulla presenza del San Paolo a Fuorigrotta. Del resto, per chi vive tra Bagnoli, Cavalleggeri, Soccavo e Pianura è senza ombra di dubbio il complesso ospedaliero più vicino. Infine, significativi sono anche l’Ospedale del Mare – che ricopre principalmente l’intera area est di Napoli, e dispone tuttavia di servizi connessi al percorso di nascita dei bambini – e il Policlinico universitario Federico II – dotato di reparti pediatrici materno-infantili ma anche specialistici.
Di fronte a un simile bilancio, salta subito all’occhio come la perdita per l’ovest cittadino della pediatria del San Paolo può significare un vero e proprio colpo al cuore per l’intero sistema sanitario partenopeo. Se, infatti, la mappa attuale è ancora profondamente squilibrata – dal momento che si articola tra un grande hub collinare, due grandi presidi situati rispettivamente a est e a ovest e vari altri poli che si sviluppano tra la collina e il centro – adesso si prospetta una fase particolarmente difficile per i quartieri occidentali di Napoli, che rischiano di rimanere sprovvisti di qualunque minimo presidio ospedaliero. Di sicuro l’ospedale San Paolo non cura casi particolarmente gravi; tuttavia, anche bambini affetti da semplici crisi asmatiche, febbri alte, o che hanno vissuto traumi o incidenti domestici richiedono l’intervento di una figura professionale qualificata. Talvolta, nei casi più complessi, può rivelarsi cruciale anche una nottata in osservazione.
Negli ultimi mesi sta correndo la voce secondo la quale, a partire dal prossimo gennaio, il reparto chiuderà, con conseguente trasferimento del personale sanitario a Loreto Mare. Una decisione che si spiega alla luce dell’esigenza di concentrare le competenze, di razionalizzare i reparti e di alleggerire il carico di un ospedale che negli ultimi tempi si è trovato a fare i conti con una lista infinita di complessità di natura organizzativa.
Accanto a tutto ciò, c’è anche da considerare che il Loreto Mare – per quanto sia stato oggetto di un profondo ridimensionamento nel corso degli ultimi anni, vedendolo attivo principalmente in attività programmate o chirurgiche – non può di certo vantare una forte tradizione in ambito pediatrico. E, dal punto di vista delle famiglie, tutto ciò si traduce in un dato di fatto molto semplice: un bimbo che nasce a Bagnoli, oggi, può contare, in caso di un qualunque malore, su un ospedale che dista tutto sommato pochi minuti in auto. A partire dall’anno prossimo – quando sarà l’area portuale a ospitare il reparto – i tempi finiranno per dilatarsi sensibilmente. Migliaia di famiglie, così, si troveranno costretti ad attraversare un’intera città per un servizio molto più “alla mano” fino ad oggi. Anche nei casi in cui un singolo minuto può fare la differenza per la vita di un bambino.
Poi, una storia a parte è il progetto del Nuovo Santobono. Il programma definitivo – presentato in occasione di un tavolo tecnico della Regione ad aprile 2025 – prevede la nascita di un polo pediatrico ultramoderno. Circa 85mila metri quadri, 437 posti letto, 14 sale operatorie, terapie intensive e sub-intensive. E il quartiere che ospiterà una simile struttura sarà Ponticelli, nell’area est di Napoli. Il tutto per una spesa dal valore di oltre 350-400 milioni di euro. Le ragioni che hanno spinto ad un investimento del genere non sono affatto sconosciute: è noto a tutti, infatti, lo stato nel quale versano le sedi attuali del Santobono-Pausillipon – limitate e incredibilmente vecchie, essendo difficili da adeguare agli standard tecnologici ed energetici moderni. Inoltre, la decisione di investire in una struttura ospedaliera moderna si pone a integrazione con il vicino Ospedale del Mare e con il sistema dei trasporti.
Anche qui, il trasferimento di uno dei poli pediatrici dell’intera città dalla collina dell’Arenella a Ponticelli determina non pochi disagi per una consistente fetta di popolazione, che ancora vede allontanarsi dalla zona ovest della città sempre più servizi. Il risultato? Se oggi il Santobono è considerato un centro che si colloca tutto sommato al centro della città, domani sarà spostato ad un estremo della città. Dunque, chi parte da Posillipo, Fuorigrotta o Pianura si troverà obbligato ad attraversare l’intera città da un polo all’altro.
Così, alla luce di un’analisi incrociata dei due fenomeni – il progressivo spostamento del reparto pediatrico del San Paolo verso il Loreto Mare e il Santobono che rischia di scivolare verso Ponticelli – la futura mappa geografica degli hub pediatrici napoletani, se oggi appare fortemente sbilanciata, rischia di andare incontro a sempre maggiori criticità. Ad avvantaggiarsi di un quadro simile, come è facile intuire, sarà la metà orientale, che potrà vantarsi di poli sanitari di eccellenza: il Loreto Mare nell’area portuale, l’Ospedale del Mare e il nuovo Santobono a Ponticelli.
Procedendo verso ovest, al centro resteranno l’Annunziata e il Buon Consiglio – Fatebenefratelli – sulla collina posillipina. I restanti quartieri – che dunque ricoprono la fetta del territorio occidentale del capoluogo partenopeo – rimarranno completamente sprovvisti di un qualunque presidio pediatrico. Ciò desta non pochi punti interrogativi nel cuore delle numerose famiglie di quelle zone, che addirittura potrebbero trovare conveniente spingersi oltre i confini del territorio del Comune, in direzione di Pozzuoli – e, in particolare, del complesso di Santa Maria delle Grazie.
Insomma, si tratta di un tema di fronte al quale è impossibile restare indifferenti. Gli abitanti dell’ovest cittadino – una delle aree più popolose e trafficate dell’intera Napoli – non cessano di manifestare a gran voce tutto il loro disgusto per delle simili scelte. Un passo indietro così evidente che non poteva sfuggire al dibattito pubblico. Del resto, la scelta di spostare il polo pediatrico del San Paolo è stata definita “assurda e ingiusta” dalla presidente del Consiglio comunale Enza Amato, affermando a gran voce che “Fuorigrotta e Bagnoli non possono essere privati di un presidio fondamentali per le famiglie”.
Ma sul punto non sono intervenuti unicamente gli esponenti dell’amministrazione comunale. Persino il candidato alla presidenza della Regione Campania Giuliano Granato ha chiesto maggiori delucidazioni, al fine di riorganizzare la rete pediatrica partenopea. Non si può restare con le mani in mano di fronte all’accorpamento e allo spostamento dei reparti senza una concreta analisi preventiva delle necessità, dal momento che “rischia di colpire proprio i quartieri dove l’accesso alle cure dovrebbe essere più semplice”, ha tuonato Granato.
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