
Camminando per i quartieri di Napoli Est, potreste imbattervi in dei volantini dove spicca l’immagine della sacra famiglia con indosso delle maschere antigas. È una chiara provocazione verso la situazione di disagio che i cittadini della Municipalità 6 sono costretti a vivere ormai da mesi. Incendi, fumarole tossiche e sversamenti illegali inquinano l’aria, il suolo e l’acqua; il tutto nella totale indifferenza delle istituzioni.
A metterci la faccia in questa battaglia, sono il Comitato per la bonifica di via Mastellone (zona centrale di questa vicenda) e Medicina Democratica. Quest’ultima è un’organizzazione che dal 1978 si occupa della salute sul lavoro e, più recentemente, di salute legata all’ambiente. Ed è proprio il vicepresidente di questa associazione, il Dott. Paolo Fierro, ad illustrarci la situazione drammatica nella quale riversa non solo la zona Est bensì tutta Napoli orientale.
Il Dott. Fierro è stato coinvolto dal Comitato di bonifica in quanto membro di un gruppo di epidemiologia che ha collaborato con la vecchia giunta De Magistris per costituire una mappa della mortalità della città di Napoli. Un documento che si chiama REC (Referto Epidemiologico Comunale), che evidenziava un eccesso di mortalità nelle aree periferiche della zona nord-orientale rispetto al resto della città. In particolare, nei quartieri di San Giovanni a Teduccio e San Pietro a Patierno, si registrava un distacco di 17/18 punti rispetto alla media cittadina. Dati che andavano ad abbassarsi nei “quartieri bene” come Vomero e Chiaia.
La prima inchiesta portata avanti da Fierro insieme ai comitati dell’area orientale, è stata quella contro il GNL ovvero il deposito di gas naturale liquefatto che Edison e Q8 volevano impiantare sul molo di Vigliena a San Giovanni a Teduccio. Una lotta vittoriosa in quanto riuscirono a dimostrare come un impianto del genere avrebbe gravato su un’ambiente già malridotto. Inquinamento e sostanze nocive, infatti, sono all’ordine del giorno a San Giovanni sin dall’epoca delle fonderie dei Borboni e dalla costruzione delle ferrovie. Il tasso di mortalità già alto di per sé, avrebbe subito un ulteriore peggioramento.
Ad unire il Dott. Fierro e le organizzazioni locali oggi è la battaglia per la bonifica di via Mastellone, tra Ponticelli e Barra, e in generale della zona Est. L’elemento chiave che potrebbe aiutarli si chiama ReNCaM (Registro Nominativo delle Cause di Morte), ed è un obbligo che tutte le ASL devono assolvere. Serve per inquadrare le cause che provocano il decesso dei cittadini e andrebbe costantemente aggiornato. Si tratta di documenti essenziali che testimoniano come nell’anno 2004/2005 ci fosse un eccesso di mortalità per linfomi, leucemie e malattie respiratorie nel distretto 32, corrispondente alla Municipalità 6. Purtroppo, però, l’ASL 1 della zona orientale non ha più aggiornato il ReNCaM né il registro tumori come invece continuano a fare l’ASL 2 (Nord) e l’ASL 3 (Sud). Questi elementi manchevoli impediscono agli esperti di capire di che tipo di mortalità si parla e che tipo di nocività bisogna combattere. Una disattenzione del Comune di Napoli che crea problemi seri nella programmazione sanitaria. Fierro, infatti, afferma: «Non sapendo che nemico combattere come fai a schierare il tuo esercito?».
Per quanto riguarda via Mastellone, si tratta di un campo che aveva funzioni agricole e che per decine di anni è stato sede di un insediamento di Rom e soggetti immigrati. Nello stesso tempo, fungeva da discarica abusiva. La colpa dei ricorrenti incendi dei rifiuti è stata spesso data a queste minoranze ma ora che non ci sono più «è chiaro si tratti di un fenomeno malavitoso». Dell’ultimo grande incendio, avvenuto nel luglio 2023, persistono ancora le fumarole. Dal sottosuolo, per fatti di combustione che resistono, si sprigionano colonne di fumo e di miasmi che rendono l’aria irrespirabile. Secondo Fierro, chi ha causato tutto ciò «aveva l’interesse a far sparire delle tracce, la cosa è stata studiata in maniera tale che la combustione durasse fino a distruggere ogni tipo di possibilità di risalire all’origine dei rifiuti».
Secondo il Comitato per la bonifica e il dottore Fierro, la normativa che riguarda la Terra dei fuochi dovrebbe essere utilizzata anche nell’area orientale. Il piano futuro è quello di «creare un convegno da fare alla Federico II dove si analizzano tutti gli aspetti che riguardano questa zona». Infine, uno degli elementi cardine di questa storia è la partecipazione dei cittadini. «Senza di loro ogni lotta sarebbe persa».
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