
Il fervore turistico e mediatico che da qualche anno la città di Napoli sta vivendo ha, evidentemente, anche contribuito a diffondere parecchia disinformazione sulla storia locale; e qualche volta in queste fake news storiche ci inciampa anche chi proprio non dovrebbe: le istituzioni cittadine. A fine anno la città partenopea, secondo la vulgata diffusa dal Comune di Napoli, celebrerà “I 2500 anni dalla fondazione della città”, che cadrebbe il 21 dicembre 475 a.C, con numerose iniziative. Se non fosse che già concettualmente e storicamente questa ricorrenza non abbia alcun fondamento. La questione è sollevata dallo storico, scrittore e divulgatore Angelo Forgione, il quale ha manifestato la propria perplessità rispetto alla scelta del Comune.
Secondo Forgione, infatti, Napoli si sarebbe “ringiovanita” di appena 300 anni, utilizzando questa narrazione, a tutto discapito della sua storia. I primi nuclei urbani della città, infatti, stando alle prove archeologiche, si sono formati sull’isolotto di Megaride, dove oggi sorge il Castel dell’Ovo, e sulla collina di Pizzofalcone, dove sono state ritrovate tracce di una necropoli, tuttora inesplorata.
Questi nuclei si sono formati ben prima del V secolo a.C., come la narrazione istituzionale vorrebbe, intorno all’VIII secolo a.C, ben trecento anni prima della data dichiarata dalle istituzioni, ad opera di greci achei o forse euboici, se in linea con la fondazione di Pithecusa-Cuma, proprio contemporanea. Questo avvenne nell’ambito di un complesso fenomeno migratorio, chiamato “seconda colonizzazione”, che portò i Greci a colonizzare le coste dell’Italia meridionale e della Sicilia, fondando, per rimanere in Campania, anche Paestum ed Elea-Velia.
A un certo punto, però, questi nuclei abitativi furono abbandonati, per ragioni a noi sconosciute. Anche la storia della distruzione di “Parthenope”, come viene evocativamente chiamato il nucleo di Pizzofalcone, da parte dei Cumani, è priva di verificabilità storica, e basata sulla lettura ingigantita di un unico frammento di uno storico antico fortemente anticumano. Il nuovo centro, la Nea-polis, la nuova città, è stata effettivamente fondata dai Cumani intorno al V sec., probabilmente dopo la battaglia navale di Cuma del 472 a.C, che, avendo liberato il golfo dalla presenza etrusca, permise la formazione del nuovo centro, che rese l’antico insediamento di Pizzofalcone appunto la Palaia-polis, Palepoli, la città vecchia.
Alla luce di tutto ciò, da dove proviene allora la fantomatica data del “compleanno di Napoli”, tanto decantata? Come sottolinea Forgione, la data deriverebbe da un divertissement, un’opera di finzione storica, di tal Renato Palmieri, di professione fisico, che nel 1990 la pubblica esplicitando fin da subito l’inverificabilità di tutto ciò che afferma.
L’origine della data rimane però un mistero, dato che Palmieri aveva assunto il 472, dopo la battaglia navale di Cuma, come anno di fondazione, e non il 475, del quale non si comprende l’origine. L’amministrazione avrebbe bevuto tranquillamente tutta questa mole di informazioni sbagliate, facendone uno slogan e investendoci sopra ingenti quantità di denaro. Le celebrazioni possono essere legate, come peraltro inizialmente è stato predisposto dal Ministero della Cultura, al massimo alla nascita di Neapolis, della zona del centro storico patrimonio UNESCO, ma assolutamente non alla città tutta, che invece può vantarsi di avere una storia ben più antica, e non posteriore a Roma.
È notevole, ricorda Forgione, che il Comune stesso sul proprio sito si contraddica, affermando che la prima colonizzazione del territorio avvenne circa 3000 anni fa. Insomma, una brutta figura per le istituzioni e per la cittadinanza, a dimostrazione di come le fake news storiche siano particolarmente pervasive anche a livelli molto alti, e di come l’approssimazione e la superficialità non possano trovare spazio quando si parla di storia e ci si investe come promozione del territorio.
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