
Fuorigrotta, Napoli. Poche decine di metri in linea d’aria dallo stadio Maradona, che nel weekend ospita le partite della squadra partenopea. Qui si trova il sottopasso di via Claudio; sarà capitato ad ognuno di noi percorrerlo almeno una volta. Ebbene, per una volta, quasi inconsapevolmente, volgo lo sguardo alla mia sinistra e trovo una grossa insegna luminosa, una “P”. Esatto, proprio quella dei parcheggi. Ma come, un parcheggio? In questa zona qui? Dove settimanalmente il traffico congestiona e paralizza un quartiere intero? Dove a spadroneggiare sono gli abusivi e dove ogni ritorno dallo stadio necessita di una preghiera, nella speranza che la macchina, parcheggiata presumibilmente alla buona, non sia stata portata via?
Cos’è, un sogno? Poi mi risveglio e scopro che quel parcheggio è lì da trentacinque anni, non è aperto e mai lo è stato. Ritorno cosciente, ora sì che riconosco la città. È così che ho approcciato alla storia di questi parcheggi abbandonati, e ho finito con lo scoprire che questi rappresentano un caso decennale nell’archivio della nostra città. Perché questi parcheggi non sono solo lasciati morire lì, innocuamente. Negli anni si sono trasformati in teatro macabro di scene surreali, tra cui prostituzione e, addirittura, messe nere. Ad una rapida occhiata ci si accorge degli accessi murati, di quelli sbarrati e dei cancelli divelti, abbastanza pericolosi; ad un’occhiata più approfondita ci si accorge della vasta gamma di rifiuti in cui ci si imbatte sia dentro che fuori. Bottiglie, preservativi, siringhe e chi più ne ha più ne metta.

Questi luoghi del delirio sono stati progettati e costruiti in occasione dei Mondiali in Italia nel 1990, trentasei anni fa. Sono stati utilizzati in quell’evento, per poi chiudere e mai riaprire nei successivi tre decenni. Ma qual è il motivo? Qui le risposte si sprecano. C’è chi dice che il luogo sia sprovvisto dei requisiti antincendio; chi dice che la struttura non rispetti i limiti strutturali previsti dalle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Per avere chiarezza, ci siamo rivolti all’Assessore alle Infrastrutture del comune di Napoli, Edoardo Cosenza. L’ingegnere, però, non ha fatto altro che infittire ancor di più il mistero: «È una leggenda metropolitana napoletana, non esiste una fonte ufficiale che dice perché sia chiuso, infatti non c’è un motivo scritto ufficiale, quindi trovi discordanza per il semplice fatto che non c’è un motivo».
Certo, col senno di poi avrei preferito non scoprire che questo luogo chiuso e abbandonato da ben prima che nascessi fosse tale senza neanche una motivazione ufficiale, ma, ahimè, lamia natura da detective non guarda in faccia a nessuno. Mi restava da capire cosa volesse farne in futuro la mia città di questo luogo. Tecnicamente, la riqualificazione dei parcheggi rientra nel grande masterplan di ammodernamento dello stadio Maradona, sul quale l’Ing. Cosenza è molto fiducioso: «È stata approvata la progettazione. Il progetto, secondo le regole UEFA, deve essere approvato entro il 31 luglio di quest’anno (il progetto è in funzione degli Europei 2032 in Italia, ndr). Noi siamo molto avanti e lo avremo approvato per il 31 luglio. Il progetto prevede due parcheggi, uno piccolo da meno di 30 posti che però sta esattamente sotto la tribuna centrale e uno grande di due piani da 200 posti auto oppure quasi 1000 motociclette, poi decideremo se fare auto o motociclette o un po’ e un po’».

Parole che trasmettono molta fiducia. Fiducia che si ridimensiona un po’ se si pensa da quanti anni si parla di questo benedetto ammodernamento del Maradona e da quanti anni invece tutto è fermo, ingrovigliato nella burocrazia e nei litigi a distanza tra Comune e Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli che del Maradona si è stufato e ogni tanto sobbalza promettendo uno stadio ex novo in qualche zona variabile di Napoli. Al netto di ciò, dal comune traspare convinzione, ancor più che fiducia. La risposta definita solo il tempo può darcela.
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