
L’UNESCO distingue tra due tipi di patrimonio culturale: il primo è quello materiale, forse più riconoscibile agli occhi di tutti, che comprende il pianeta Terra con le sue formazioni geologiche, l’acqua, i monumenti e le opere d’arte. L’altro è il patrimonio immateriale che non ha una precisa manifestazione di sé, ma potrebbe dirsi costituito da consuetudini sociali, riti, feste e linguaggio di un popolo. Come l’UNESCO sottolinea: «Il patrimonio immateriale si rivela fondamentale nel mantenimento della diversità culturale di fronte alla globalizzazione. La sua comprensione aiuta il dialogo interculturale, incoraggiando il rispetto reciproco dei diversi modi di vivere».
La globalizzazione, intesa come trasformazione sociale, se da un lato crea occasioni di dialogo fra le comunità, dall’altro è coinvolta nella scomparsa del patrimonio culturale, soprattutto a causa della mancanza di risorse per tutelarlo. La Convenzione per la Salvaguardia del patrimonio culturale del 2003 ha un unico scopo: creare maggiore consapevolezza fra le persone riguardo la sua valorizzazione.
Quando i cittadini diventano consapevoli del patrimonio della propria città, essi sono “attori” e non più “spettatori” del patrimonio. Ecco cosa è successo a Napoli, dove la partecipazione cittadina è stata trasformata in strumento di salvaguardia dei beni culturali. Francesca Amirante, Presidente del progetto “A.A.A.” (Accogliere Ad Arte) di Napoli, sottolinea come gran parte della bellezza della città resti sconosciuta alla cittadinanza stessa. Il suo progetto nasce ai fini svolgere attività di informazione e di istruzione per tassisti e autisti ovvero coloro che, per primi, accolgono i turisti. «Mi colpisce il trasporto di queste persone che, a tratti, pare si meraviglino della bellezza “nascosta” della città. I loro occhi tradiscono uno sguardo innamorato e fiero» , afferma Francesca.
Quando si parla di cibo non ci si riferisce solo al gusto più o meno piacevole di un piatto. Il cibo è cultura, le abitudini alimentari differiscono di popolo in popolo. È per questo motivo che l’UNESCO annovera tra i patrimoni immateriali dell’umanità anche la Dieta Mediterranea, intesa come “un modo di vivere che mette in relazione l’individuo con l’ambiente che lo circonda”.
È importante ribadire che avere cura del proprio patrimonio non significa rafforzare la propria identità culturale a discapito di un’altra. Ci sono stati fenomeni di cancellazione del patrimonio ma solo nel caso di guerre, come sta accadendo in Palestina a causa del conflitto arabo-israeliano. Si è parlato di “un popolo senza terra e una terra senza popolo”: in Palestina le moschee vengono distrutte, i musei vengono gestiti dalle istituzioni israeliane anziché da quelle palestinesi. Il patrimonio palestinese sta vivendo un cambiamento profondo, radicale. Ed è solo in questi casi che è possibile parlare della scomparsa dell’identità di un popolo.
di Alessia Giocondo
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...
San Gregorio Armeno è una delle strade più caratteristiche di Napoli e proprio grazie alle sue botteghe è diventata una de...
Era l’equinozio di autunno, precisamente il 21 settembre dell’anno 19 a. C., quando il Vate lasciò le sue spoglie mortal...
Il cortile del Maschio Angioino è pronto a trasformarsi in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto di musica e teatro....