
Calde ore di sole si spalmano come burro sulle strade e annegano fra sospiri e madide fronti che disperatamente cercano frescura. In giro ci si accalca, ci si spinge e ci si posa sull’asfalto come punti in una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte. Ormai non fa di certo più notizia: Napoli è una delle principali mete da parte di turisti provenienti da ogni angolo del mondo che come correnti d’acqua scorrono lungo le vie della città. Ma è accaduto come per le piane e sconfinate distese rocciose, attraversate da martellanti flussi d’acqua, di aver ceduto ed essersi modellata sotto i colpi ostinati di chi come fiumi erode e calca le strade del centro storico. Una città che è di per sé contraddizione, bella e dannata, fino ad essere unica, speciale.
“In questo mondo del progresso, di missili e di bombe atomiche io penso che Napoli sia ancora l’ultima speranza che ha l’umanità per sopravvivere”: in “Così parlò Bellavista”, Luciano De Crescenzo eleggeva dunque Napoli, la sua storia e le sue mille sfaccettature, ad unica reale salvezza per un mondo troppo frenetico ed ormai sordo dinanzi al gioioso richiamo della vita. Il tempo è però passato e la storia non ha potuto far altro che raggiungere anche noi che, disillusi, conviviamo con il solo ricordo di ciò che eravamo e ciò che avremmo potuto essere. Mentre lentamente ogni colore perde di intensità. Credevamo di cambiare il mondo ed invece il mondo ha cambiato noi.
«Il reale problema di cui oggi forse troppo poco si parla è che il turismo degli ultimi anni ha dato il via ad un pericoloso processo che rischia di appiattire tutto e di trasformare la città in un lunapark per turisti» ha detto Fortunato Casucci, assessore al turismo per la Regione Campania, fotografando lo stato attuale della città di Napoli presso i microfoni di Magazine Informare. «Gran parte dei turisti che vengono qui non sono interessati a vivere la città, provare l’esperienza ed il folklore napoletano, ma vogliono andare a farsi un selfie al murale di Maradona sui Quartieri Spagnoli oppure visitare altre “cartoline”, immagini iconiche facilmente instagrammabili. Ciò che davvero importa non è immergersi nell’esperienza del viaggio a Napoli ma raccontare attraverso i social di essere stato qui – continua Casucci – L’unica cosa che possiamo fare noi cittadini è evitare di fare finta di essere diversi da come siamo. È necessario andare nei posti in cui l’identità è ancora radicata, dove si possono percepire alcune realtà sociali e soprattutto vere. La più grande speranza per il turismo regionale è la ricerca della qualità delle cose, qualità del linguaggio di comunicazione che dona un senso di intimità ad un determinato luogo. Senza questo si finisce con il non offrire altro che un’esperienza mercantile e tutto finisce col diventare una merce».
Riguardo al tema della desertificazione urbana e lo spopolamento che negli ultimi anni, proprio in concomitanza con il boom del turismo, sta trovando seguito nel nostro territorio, l’assessore Casucci ha poi parlato degli effetti che l’autonomia differenziata potrà avrà nel suo settore di competenza. «Più che sul turismo avrà un enorme impatto sui servizi essenziali rischiando di risultare un’ulteriore condizione che favorisca lo spostamento delle aree interne, a meno che queste non siano supportate da progetti specifici. L’autonomia differenziata non riguarda una questione economica ma è un fattore sulla qualità della vita dei cittadini e di preservazione dei diritti fondamentali delle persone che già troppo spesso sono state trascurate».
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