
A pochi passi dal via vai continuo di turisti che imperversa per le strade del centro storico e per le banchine del porto, diretti verso le isole, Via Nuova Marina rappresenta una delle più importanti porte di accesso di Napoli. Tuttavia, proprio questa arteria stradale, che si snoda nel cuore pulsante della vita accademica e istituzionale della città, non cessa mai di lasciare perplesso chiunque la percorra, soprattutto per la fatiscente rassegna architettonica che offre da decenni.
Almeno da quando furono eretti i grandi grattacieli di vetro e cemento che caratterizzano questa strada, frutti dell’intensa speculazione edilizia che interessò l’area durante gli anni Cinquanta del secolo scorso. Un risultato dettato dalla volontà di allargare l’asse stradale al fine di alleggerire il traffico, che determinò un cambiamento radicale del tessuto urbano di questa zona del capoluogo partenopeo. Numerosi furono i progetti edilizi che furono portati a termine, e che videro la nascita di nuovi uffici della Regione Campania e delle sedi universitarie de L’Orientale e della Federico II.
Tuttavia, se via Nuova Marina ha rappresentato, da un lato, un trampolino di lancio per l’attuazione di questi piani, dall’altro la stessa arteria stradale è diventata negli anni un vero e proprio simbolo di vuoto urbano. Un vuoto dettato dalla presenza di antichi scheletri tufacei risalenti al periodo prebellico. I vecchi ruderi – risparmiati dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale – avevano offerto un tetto per numerose famiglie, a loro volta scampate alle tragedie del conflitto. Eppure, nel corso degli anni, gli abitanti di queste palazzine hanno gradualmente abbandonato le loro case, dando vita a un vero e proprio spopolamento. Un fenomeno determinato anche dagli ingenti danni provocati dal sisma dell’Irpinia, che negli anni ‘80 accelerarono il degrado strutturale degli edifici, sino a comprometterne la stabilità. Ma non è tutto: a ciò si aggiunge anche la totale noncuranza delle istituzioni cittadine, che negli anni hanno preferito voltare lo sguardo dall’altra parte.

E la logica conseguenza di tutto ciò qual è stata? L’improprio riutilizzo di questi vecchi fabbricati, che negli anni hanno offerto un rifugio per i senzatetto, oppure si sono trasformati in vere e proprie discariche a cielo aperto. In altri casi, molti di questi ruderi sono stati riconvertiti in magazzini abusivi, o, ancora, in aree destinate al rimessaggio delle auto. Insomma, un quadro urbanistico desolante, che neppure il recente restyling della via ha potuto cancellare. E chissà quante persone avranno pensato: “Ma quando crolleranno queste palazzine?”.
D’altronde, la mancata messa in sicurezza delle aree – che negli anni sono state soggette a diversi crolli – suggerisce come la zona sia man mano scivolata nel dimenticatoio. Un paradosso difficile da ignorare: a pochi metri dagli uffici della Regione Campania, dalle sedi universitarie e da uno dei principali accessi al centro cittadino, gli edifici che abbiamo visto continuano a raccontare una storia di abbandono sempre più difficile da giustificare. Una ferita aperta nel cuore della città, che nessun intervento di facciata è riuscito a rimarginare.
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