
La Giunta comunale di Napoli ha approvato una delibera che rende obbligatoria nei contratti pubblici stipulati dall’Ente locale la clausola della retribuzione minima oraria salariale. Tutti gli operatori economici ai quali il Comune affiderà lavori, forniture e servizi dovranno prevedere un trattamento economico per i dipendenti non inferiore a nove euro l’ora. La delibera sul salario minimo negli appalti impegna direttamente l’Amministrazione e le società partecipate del Comune di Napoli.
Per concorrere alle gare d’appalto del Comune e delle sue partecipate le aziende dovranno garantire l’applicazione dei contratti collettivi ed assicurare a tutti i lavoratori un trattamento economico non inferiore a 9 euro l’ora. Il documento rappresenta un ulteriore tassello nel quadro delle iniziative volute dal sindaco Gaetano Manfredi per offrire maggiori tutele ai lavoratori. La delibera, infatti, integra il protocollo d’intesa su sicurezza e legalità negli appalti e nei subappalti, che il Comune di Napoli stipulerà con le organizzazioni sindacali. Lo schema del protocollo d’intesa è finalizzato anche ad assicurare ai lavoratori impiegati negli appalti le migliori garanzie economiche e normative.
Non si è fatta attendere la reazione del mondo del lavoro per la retribuzione minima. L’unica voce contraria, al momento, si è alzata dalla Cisl di Napoli. Per Melicia Comberiati, da poco eletta segretaria generale del sindacato cittadino, andava considerata prioritaria l’applicazione del contratto collettivo nazionale.
«Riteniamo che quest’atto amministrativo sia inefficace ed anche controproducente. Soprattutto rischia di creare dei contenziosi in quanto può schiacciare la parte retributiva dei lavoratori. È un atto amministrativo che va anche in deroga da quanto previsto dall’art. 11 comma 1 del decreto lgs. 36 del 2023 nel codice degli appalti».
La Cisl di Napoli ha espresso netta contrarietà alla delibera, in quanto prescinde dai contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl). Rischiando di creare contenzioso e di schiacciare verso il basso i riferimenti retributivi dei lavoratori. Il sindacato non condivide il metodo seguito dal Comune, che esclude la partecipazione ed il coinvolgimento attivo delle parti sociali, e propone di stipulare un Protocollo o accordo quadro che escludano però la condizione di una soglia retributiva minima oraria, ma riconosca ai lavoratori il trattamento economico complessivo previsto dai Ccnl maggiormente applicati e sottoscritti dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.
Per i segretari regionali di Cgil e Uil, Nicola Ricci e Giovanni Sgambati, l’iniziativa del comune di Napoli è un buon primo passo.
«Dà dignità al lavoro e consente agli appalti pubblici del Comune di Napoli di regolare il tutto – spiega Nicola Ricci segretario regionale per Cgil – ma va fatta con le organizzazioni sindacali e l’assessora Marciani ci ha promesso un incontro a breve per mettere sui binari giusti questa legge che è un passo in avanti indubbiamente nel mondo degli appalti».
«È un messaggio che è più simbolico – dice il segretario Uil, Giovanni Sgambati – perché sarà molto difficile controllare. Ma la città di Napoli ha capito, che non si può andare sotto i nove euro è un primo risultato, poi quello che noi diciamo sempre è che i contratti nazionali per noi sono i capisaldi. Nel protocollo che stiamo elaborando con il comune mettiamo in modo evidente che non vanno modificati i minimi contrattuali nazionali soprattuto negli appalti edilizi».
L’iniziativa del Comune di Napoli segue quella analoga del Comune di Firenze, che fissa a nove euro il minimo salariale per tutti i servizi, lavori e forniture in cui il comune di Firenze è stazione appaltante. Anche il Comune di Bologna è interessato al provvedimento di Napoli e ha deciso di promuovere un gruppo di studio per esplorare se e in che modo la misura possa essere adottata anche dal Comune e dalla Città metropolitana di Bologna.
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