
Napoli fu una delle prime città ad adattarsi ai risultati del referendum del 2011: l’allora sindaco Luigi de Magistris nominò assessore all’acqua pubblica Alberto Lucarelli, docente universitario di diritto costituzionale e uno dei redattori dei quesiti referendari. Nel 2012 l’ARIN (Azienda Risorse Idriche di Napoli) da Spa a capitale pubblico fu trasformata in Acqua Bene Comune (ABC), azienda speciale ed ente strumentale del Comune di Napoli. Nel 2015, poi, il consiglio comunale riuscì ad affidare la gestione del servizio idrico integrato all’ABC per 30 anni. Ad ottobre 2022, il periodo di affidamento della gestione dei servizi idrici è stato ridotto con scadenza fissata al 31 dicembre 2027. L’accordo prevede la possibilità, a discrezione dell’EIC (Ente Idrico Campano), di estendere nuovamente l’affidamento all’ABC per 30 anni, dunque eventualmente fino al 2052.
La possibilità di questa estensione è stata vincolata dall’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) alla modifica dell’assetto societario dell’ABC: il decreto legislativo 201/2022 apparentemente circoscrive il campo d’azione delle aziende speciali ai servizi diversi da quelli a rete. Dal 1 gennaio 2028, sostanzialmente, le aziende speciali verrebbero escluse dalla gestione dei servizi a rete. Di conseguenza, per garantire la sopravvivenza dell’ABC, l’amministrazione Manfredi starebbe meditando di ritrasformarla in una Spa in house, partecipata al 100% dal comune di Napoli, con una clausola nello statuto a tutela della pubblicità del servizio.
La Spa in house, seppur vincolata dal proprio statuto a non aprire a capitali privati, è a tutti gli effetti una società di diritto privato, obbligata a dare priorità ai profitti in quanto dopo tre bilanci in perdita di fila verrebbe liquidata. Il passaggio alla Spa viene interpretato dal Coordinamento Campano per l’acqua pubblica come la fase di iniziativa di un processo di privatizzazione della gestione del servizio idrico cittadino. Lo scorso 12 giugno si è tenuta a palazzo San Giacomo una conferenza stampa pubblica a cui hanno partecipato le due voci eminenti della lotta per la sopravvivenza dell’ABC: padre Alex Zanotelli e l’ex assessore Alberto Lucarelli.
«La possibilità della gestione totale attraverso l’azienda speciale della rete idrica, che noi sosteniamo da più di un anno, è stata confermata qualche giorno fa dalla Corte dei Conti, che ha espresso una deliberazione sulla vicenda di Napoli Nord. Ma il tema politico c’è, e riguarda che visione si ha della città di Napoli e del godimento dei beni pubblici.
Il velo sta calando: se prima dicevano di essere vincolati dal decreto Draghi, adesso alcuni consiglieri comunali sostengono addirittura che la Spa a capitale interamente pubblico abbia la stessa difesa per il bene pubblico come l’azienda speciale, se non addirittura in misura maggiore» afferma Lucarelli, che si riferisce ad una sentenza della Sezione di Controllo della Campania della Corte dei Conti, disposta riguardo la distribuzione mista del capitale della società che gestisce la rete idrica della città di Mugnano. Questa ha aperto alla possibilità di ampliare l’affidamento della rete idrica all’ABC pur lasciando integra la forma organizzativa di azienda speciale: secondo la Corte dei Conti, se il legislatore avesse voluto proibire la forma dell’azienda speciale per i servizi a rete attraverso il decr. legisl. 201/2022, avrebbe dovuto specificarlo espressamente.
L’ex assessore ha lanciato l’ennesimo appello all’amministrazione comunale: «La situazione è sempre più grave. Da un anno chiediamo l’apertura di un tavolo tecnico, sappiamo bene che il 31/12/27 scade l’affidamento della concessione ad ABC. È da un anno che lavoriamo ma non siamo mai stati ascoltati. Quando da assessore feci la trasformazione di ARIN in ABC feci 3 mesi di audizioni ascoltando tutti. Vogliamo che tutte le parti interessate, a partire dal Comune di Napoli e dal Presidente della Regione Campania Roberto Fico, che ci aveva promesso il tavolo tecnico, ci diano la possibilità di confrontarci sui documenti».
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