
Le giornate retribuite a Napoli sono circa 231,2 l’anno contro le 258,8 di Milano. Sul divario pesano precarietà, part time e stagionalità.
Nella provincia di Napoli i dipendenti delle aziende private registrano mediamente 231,2 giornate retribuite all’anno. A Milano, che guida la classifica nazionale, la media raggiunge invece 258,8 giornate. La differenza è quindi di 27,6 giorni, quasi un mese di lavoro. Come mai questo divario? I dati, diffusi dalla Cgia e aggiornati al 2024, mostrano anche un forte divario nelle retribuzioni. La paga media giornaliera lorda è di 82,10 euro a Napoli, mentre a Milano arriva a 137,83 euro. La distanza ammonta a 55,73 euro al giorno, con una retribuzione partenopea inferiore di oltre il 40%. Il dato sulle giornate retribuite Napoli non indica però una minore propensione al lavoro dei dipendenti “meridionali” che spesso soffrono il peso dei contratti e del precariato.
Secondo la Cgia, la differenza deriva soprattutto dalle caratteristiche del mercato del lavoro. Nel Mezzogiorno pesa innanzitutto una maggiore diffusione della precarietà lavorativa. A questa si aggiunge un ricorso più frequente al part time involontario. Un altro elemento rilevante è il lavoro stagionale, presente soprattutto nei settori del turismo e dell’intrattenimento. Questi fattori contribuiscono a ridurre il numero medio di giornate effettivamente retribuite. Tutto questo senza nemmeno considerare il lavoro nero e sommerso che può incidere enormemente sul quadro complessivo. Le giornate retribuite Napoli, quindi, riflettono soprattutto la struttura dell’occupazione e la sua continuità durante l’anno.
Non solo Napoli vs Milano: a livello nazionale si lavora mediamente 246,5 giorni all’anno. La media sale a circa 255 giorni al Nord, mentre nel Mezzogiorno si ferma a 228 giorni. Anche le retribuzioni evidenziano una distanza marcata tra le due aree. La paga media giornaliera raggiunge 108 euro al Nord, contro gli 80 euro al Sud. Il divario emerge anche sul fronte della produttività. Nel Settentrione risulta infatti superiore del 36% rispetto al Meridione. Secondo la Cgia, differenze nelle giornate lavorate, nelle retribuzioni e nella produttività rappresentano uno dei principali squilibri strutturali dell’economia italiana e della questione meridionale che pare essere più viva che mai.
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