
L’estate sta finendo, i bagni diventano più radi e la vita riprende i suoi ritmi. Ma come è trascorsa quest’estate a Napoli? Ce ne parlano gli attivisti di Mare Libero Napoli, un coordinamento che si occupa di promuovere i diritti legati al bene comune del mare.
«Non si tratta di un’organizzazione, ma di un insieme di persone di diverse realtà associative o anche singole che hanno dato vita ad un coordinamento molto ampio, che si riconosce nel nome di Mare Libero e gratuito. Siamo un gruppo spontaneo che non ha una precisa identificazione giuridica. Mare Libero nazionale nasce tre anni fa per tutelare l’ambiente marino e costiero. Per partecipare, si spera attivamente e non solo attraverso i social, non c’è bisogno di iscrizione. Questo perché il soggetto giuridico dell’associazione può essere una trappola: noi attivisti dei beni comuni ci teniamo ad essere fuori dal circuito proprietario e l’unico modo è non formalizzarsi come gruppo. È dunque un’esigenza di natura giuridica. Il gruppo di Napoli, poi, è molto eterogeneo: c’è una parte di persone che amano il mare e che appellandosi alla Costituzione lo considerano un bene comune e come tale che non può essere gestito in modo proprietario. Gli attivisti ritengono il mare un bene comune per antonomasia».
«Il Covid ha fatto emergere delle questioni che erano sotterrate. Con la scusa del distanziamento sanitario, si è sancito un controllo su quelle spiagge che erano libere per evitare “assembramenti”. Sono dunque stati contingentati gli ingressi. Durante il Covid c’era una ragione sanitaria, ma alla fine dell’emergenza le limitazioni sono rimaste identiche e precise. Il Comune di Napoli e l’Autorità Portuale si sono inventati delle esigenze di ordine pubblico in nome della sicurezza, in base a risse accadute su lidi e scogli. Tuttavia, non sono mai successe sulle spiagge libere, ma sempre sulle zone occupate dai lidi al di fuori della propria area di concessione. Ora, le spiagge libere a Napoli sono meno del 4% di quelle disponibili. Questo significa che “il mare non bagna Napoli” e solo chi può pagare può accedervi, senza che ci sia davvero ragione. Ne beneficiano solo i concessionari dei lidi.».
«Da quest’anno è stata introdotta la prenotazione alle spiagge libere che è sicuramente esclusiva ed escludente. In primo luogo, perché l’app telematica funziona benissimo per alcuni soggetti, malissimo per altri. Toglie il diritto a chi non appartiene alla generazione digitale. In secondo luogo, bisogna fornire il numero di codice fiscale ed io non capisco perché per fare un bagno sia necessario, non sto mica prenotando un documento. In questi anni, andando in giro a parlare con le persone durante le nostre iniziative, abbiamo scoperto che la gran parte delle persone non si è prenotata, ma è stata prenotata. A fare le prenotazioni sono stati, per la maggior parte, proprietari di B&B e alberghi o addirittura mediante crociere. Questo sistema fa sì che gli abitanti napoletani vengano esclusi a causa dei numeri molto bassi di accesso (50/100 persone), favorendo invece alcune categorie. Il bilancio di quest’anno ci dice che le persone sono sempre più arrabbiate con le istituzioni perché private di un bene che gli appartiene. Un bene demaniale, secondo la Costituzione, è un bene ad utilizzo collettivo: se si parla di “spiaggia libera a numero chiuso con obbligo di prenotazione” è palese che si tratti di un ossimoro».
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