
Correva l’anno 1927 quando lo storico dell’arte Roberto Longhi restituì l’attribuzione a Raffaello Sanzio del dipinto Dama col Liocorno, prima del restauro che la liberò dagli interventi successivi. Ora il pubblico napoletano ha la possibilità di godere di una delle opere più celebri dell’artista, normalmente esposta alla Galleria Borghese di Roma, grazie alla sua esposizione alle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, a Napoli, fino al 22 giugno, nell’ambito della rassegna “L’Ospite illustre“, che, dal 2015, espone nei suoi musei e al grattacielo di Torino opere di rilievo in prestito temporaneo da prestigiosi musei italiani e internazionali.
La Dama col Liocorno è un dipinto a olio su tavola trasportata su tela databile all’inizio del 1505. L’aspetto dell’opera, quale si presenta oggi ai nostri occhi, è il risultato di un intervento di restauro seguito a una fitta vicenda critica sviluppatasi a partire dalla seconda metà del XIX secolo. La prima menzione sicura della Dama col liocorno risale all’inventario fidecommissario del 1833, quando il dipinto è riconoscibile nella Santa Caterina riferita alla scuola del Perugino. Fino al 1936, infatti, il personaggio ritratto era raffigurato come Santa Caterina d’Alessandria, caratterizzata dal consueto attributo della ruota dentata visibile al posto dell’attuale unicorno. Sulle sue spalle un pesante manto modificava il profilo della figura, coprendo parte della veduta sul paesaggio retrostante.
Lo sguardo diretto verso lo spettatore faceva comunque immaginare la presenza di un ritratto sotto le fattezze della Santa Caterina e la differenza qualitativa della ruota e del manto fecero sospettare già a Giulio Cantalamessa nel 1916 delle sovrammissioni posteriori. Le indagini radiografiche compiute sul dipinto hanno mostrato che prima dell’unicorno, emblema di castità e di purezza, in base alla credenza già medievale che attribuiva alle ragazze vergini il potere di ammansire il carattere selvatico di questi animali fantastici, Raffaello aveva dipinto un cagnolino, simbolo di fedeltà. Presumibilmente, dunque, il ritratto sarebbe stato eseguito in occasione di un fidanzamento o di un matrimonio o, piuttosto, commissionato a Raffaello da un innamorato. La presenza dell’unicorno, infatti, può intendersi anche come allusione agli eccessi che vengono domati dall’amore, e dunque non solo come verginità e castità della donna, ma anche come abbandono di una vita sentimentale sregolata da parte di un uomo che si disponga a un legame. Molti interrogativi sono rimasti, nonostante l’avanzare degli studi e i successivi interventi di diagnostica e di restauro, sulla sua committenza e sull’identità della fanciulla, sulla sua destinazione nonché sulla sua storia e sul suo ingresso nella collezione Borghese.
La Dama col liocorno appare simile come impostazione alla Gioconda di Leonardo da Vinci, che si ritiene conosciuta per la prima volta da Raffaello poco dopo il trasferimento a Firenze sul finire del 1504. Diversi elementi, però, fanno supporre che egli si fosse recato nella città una prima volta nella seconda metà del 1503, entrando in contatto diretto con Leonardo che, nell’ottobre di quell’anno aveva già dipinto la testa e forse il busto della Monna Lisa. Il catalogo dell’esposizione, edito da Società Editrice Allemandi, ben ricostruisce questa sorta di dialogo tra Raffaello e Leonardo, nonché le vicende che portarono all’attribuzione del dipinto a Raffaello. I testi in mostra e in catalogo sono stati curati da Silvia Ginzburg, Marina Minozzi e Barbara Provinciali.
Le Gallerie d’Italia di Napoli si caratterizzano anche per l’organizzazione di iniziative per persone ipovedenti, con libri tattili con tavole a rilievo e brevi descrizioni Braille e riproduzioni tridimensionali di opere scultoree, mentre il progetto Sentire in modo diverso ha offerto a migliaia di persone non udenti la possibilità di avere una guida che si esprime con il linguaggio dei segni. Nel corso degli anni sono stati offerti anche percorsi didattici per scuole con classi frequentate da alunni con disturbi dello spettro autistico e sindrome di Asperger.
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