
Quanti hanno sentito parlare della Sorgente Acqua ferrosa, anche detta “Sorgente del Chiatamone“? Non molti, anche a causa dei cinquant’anni di chiusura; ma presto i napoletani potranno riconquistarla. La storica Sorgente del Chiatamone, chiusa dal 1973, è infatti al centro di un progetto di recupero proposto e firmato dal Comune di Napoli.
L’acqua che sgorga dalla sorgente nel cuore del quartiere Santa Lucia, è detta anche “acqua suffregna” per via delle sue caratteristiche. Infatti si presenta come un’acqua sulfurea, naturalmente frizzante, proveniente dal Monte Echia. In passato, per la sua composizione chimica, era specialmente apprezzata da chi soffriva di anemia. Inoltre, aggiungendo limone e bicarbonato, poteva addirittura diventare una deliziosa e rinfrescante limonata.
Nell’Ottocento, quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle Due Sicilie, il Re Ferdinando II di Borbone approvò le licenze per la creazione di “Banche dell’acqua” (in dialetto, “banca e ll’acqua”). In questo modo, gli acquaioli – figure presenti già dall’inizio del Settecento – potevano vendere ufficialmente lì la loro acqua. Prima venditori ambulanti, ora sopravvivono pochi di questi chiostri, e ormai anche il mestiere dell’acquafrescaio è quasi scomparso. Questi venditori dell’acqua si servivano poi delle “mummare”, ossia dei vasi di terracotta usati per trasportare l’acqua, conservandone la freschezza.
Dopo l’approvazione della delibera dalla Giunta, Edoardo Cosenza e Pierpaolo Baretta, rispettivamente, assessori all’Infrastrutture, alla Mobilità e alla Protezione Civile e al Bilancio con delega al Patrimonio, hanno espresso una forte volontà di restituire quest’acqua, dall’ampio valore storico, alla città. La “Sorgente Acqua Ferrosa” era infatti rimasta nascosta in un edificio al numero 51 di Via Chiatamone, dentro una grotta sotterranea. Come sfondo, che aggiunge ulteriore fascino della sorgente, un’immagine ormai sbiadita della Madonna. Questa grotta in passato era occupata dai sopracitati acquaioli, divenendo una fonte di guadagno preziosa per gli abitanti della zona. Nel 1975, dopo solo due anni dalla chiusura della sorgente, avvenuta per via dell’epidemia di colera, era stata poi celata da un albergo costruito nelle vicinanze.
Recuperare questa fonte equivale a riscoprire una porzione importante di storia, in quanto è alla base della fondazione greca di Parthenope. L’ABC (Acqua Bene Comune) è stato individuato come il braccio destro del Comune: è infatti l’azienda designata per testare l’acqua e confermarne la bontà, sia dal punto di vista organolettico che della salute. Importanti anche i contributi del laboratorio Architettura Nomade (LAN) e della Rete CoolCity. Quest’ultima, nell’ambito del progetto Hydrosòphia, si occupa di “raffreddare Napoli con l’antica rete di canali sotterranei”, una battaglia ora più attuale che mai contro il cambiamento climatico. In più, saranno necessari lavori per la messa in sicurezza idrogeologica e supplementari autorizzazioni ministeriali e regionali. Perché quest’acqua è insieme storia e, soprattutto, vita.
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