
Nascosta, murata e dimenticata. Questa è la storia di uno dei tanti tesori del territorio napoletano sepolti dal susseguirsi dei secoli, in attesa solo di una luce che torni a farli risplendere. Una storia che trova le sue radici nell’antica consuetudine dell’aristocrazia napoletana d’epoca medievale e moderna di costruire cappelle gentilizie nei pressi dei palazzi familiari. Luoghi di culto privati, spesso visibili dalla strada, come simbolo per manifestare il proprio potere sul territorio. È proprio da uno studio sulle chiese di patronato privato a Napoli che inizia il viaggio di questa riscoperta. Una ricerca condotta da Mariano Saggiomo, attualmente storico dell’arte e ricercatore post-doc presso la Bibliotheca Hertziana di Roma, ai tempi del dottorato in storia dell’arte all’Università Federico II. Una storia, dunque, che parte da lontano per giungere oggi ad una scoperta straordinaria: una cappella al livello inferiore di quella Capece Minutolo all’interno del duomo di Napoli.


«Mi incuriosì la vicinanza tra il Palazzo dei Minutolo e la loro famosa Cappella in cattedrale. Mi chiesi come fosse possibile che questa famiglia non avesse un accesso diretto con il Duomo dal palazzo: mi sembrava strano. Ho provato quindi a ricostruire se ci fosse un contatto fisico tra Palazzo e Cappella». Da questo interrogativo, spiega il Dott. Saggiomo, ha preso forma il sentiero, anche tortuoso, per arrivare alla verità. «Se non sei mosso da tanta curiosità, è impossibile riuscire a portare avanti queste ricerche ed arrivare a scoperte».
Una delle difficoltà riscontrate, infatti, era l’inaccessibilità alla Cappella Capece Minutolo all’interno del Duomo, quasi sempre chiusa. «Solo per entrare e visitare la cripta ci ho messo 6 mesi. Nel mentre ho provato a lavorare sul palazzo e dal giardino di quest’ultimo ho trovato un arco di cinque metri con il quale inizialmente pensai di aver risolto il problema: attraverso l’arco entravano nella Cappella». Le cose, però, come spiega Saggiomo, erano molto più complesse di così. «C’erano dei problemi di quota: quest’arco era troppo in basso rispetto ai livelli della Cappella ed anche della Cripta. Quindi mi convinco a rileggere tutto ciò che era stato pubblicato sulla Cappella e sul Duomo: numerosissimi contributi in ogni lingua, tra cui un saggio scritto da Croce nel 1911 in cui parla di Boccaccio e di questa Cappella, citando tre documenti che per me sono stati risolutivi». Uno di questi documenti, infatti, raccontava dell’ampliamento della Cappella voluto dal Cardinale Minutolo per la costruzione della propria tomba monumentale, specificando dell’esistenza di uno spazio sottostante a quest’ultima, adoperato per creare un’altra cappella dedicata alla Vergine Annunziata. «Croce scrive che questo spazio era ancora esistente ai suoi tempi e che vi si accedeva tramite una stradina che partiva dal palazzo».
«Grazie ad Ernesto Capece Minutolo, rappresentante del patronato, sono riuscito ad entrare nella Cappella all’interno del Duomo. Avendo individuato il punto in cui dovesse trovarsi quella nascosta, ipotizzavo potesse vedersi qualcosa da una feritoia nella cripta. Organizzando con la Curia e grazie al finanziamento della Bibliotheca Hertziana di Roma, siamo riusciti a fotografare e misurare la Cappella. Lo Studio Fotografico Pedicini ha prima illuminato lo spazio e poi tramite un braccio meccanico con una piccola fotocamera ha realizzato gli scatti». Tanti rifiuti all’interno del sito, ma anche un altare con un affresco cinquecentesco. Di fronte a quest’ultimo una porta murata, che non ha relazioni, però, con l’arco di cinque metri.
«Questa seconda porta era chiusa da blocchi di tufo, ma nella parte alta si vedeva il cielo: questo mi ha portato a chiedermi dove sbucasse. Approfondendo le ricerche, tutti gli indizi portarono al di sotto di questo terrazzino in un corpo adiacente alla Cappella Capece Minutolo. Da lì scopro che vi è presente un B&B tranquillamente registrato su Booking: tramite le foto pubblicate sulla piattaforma si vede il bagno con una delle torrette quattrocentesche del Duomo».
Un tesoro nascosto che meritava di esser nuovamente raccontato e che è riuscito a riemergere grazie alla dedizione, allo studio e all’impegno del dott. Mariano Saggiomo. Quale futuro ora per la Cappella della Vergine Annunziata? Questo resta l’interrogativo a cui solo il tempo potrà dare risposta. «Bisognerebbe procedere trovando un accordo con il proprietario del B&B: per entrare nella Cappella murata bisogna inevitabilmente passare per di lì. Andrebbe recuperata, ripulita dai rifiuti e restaurata: si potrebbe poi pensare ad un’apertura limitata a pochi giorni l’anno».
ph. Luciano e Marco Pedicini
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