
La mattina del 14 gennaio 2026, a Napoli, si è svolta la cerimonia di scoprimento della targa commemorativa del teatro San Carlino (da non confondere con il vicino teatro San Carlo), situato precedentemente proprio lì, a piazza Municipio, nota in passato come Largo del Castello. Ma quanti cittadini napoletani ricordano la storia di questo importante istituto? In seguito sarà tracciata brevemente la storia del teatro.
Il teatro San Carlino fu attivo tra il 1770 e il 1884, a cavallo tra la Napoli borbonica e quella del post Unità, con i Savoia. In realtà, originariamente venne edificato nel 1740 in legno e poi distrutto. Fu in seguito ricostruito nel 1770 durante il regno di Ferdinando IV di Borbone (poi noto come Ferdinando I, dopo la nascita del regno delle Due Sicilie). Il patto consisteva nel sottoporre al vaglio delle autorità i testi delle commedie, reputate troppo scandalose.
Nonostante il poco più di un secolo di attività, questo teatro ha ospitato molte compagnie teatrali e ne hanno parlato illustri autori come Salvatore Di Giacomo e Benedetto Croce.
Gli spettacoli offerti riguardavano principalmente Pulcinella, che su questo palco è sottoposto ad una lungo processo di maturazione: da Domenico Antonio di Fiore (1686-1755), che unisce Pulcinella e opera buffa, fino ad arrivare ad Eduardo Scarpetta (1853-1925).
In merito alla fama, anche gli spettatori non deludono, si annoverano il Re Ferdinando IV e Vittorio Emanuele II di Savoia, primo Re d’Italia. Su quel palcoscenico si esibì inoltre Antonio Petito, considerato il padre della versione moderna di Pulcinella, dandogli un copione e trasformandolo in cittadino, non più un paesano.
In seguito Eduardo Scarpetta introdusse tra quelle mura Felice Sciosciammocca, celebre personaggio che opera un ulteriore passaggio dall’archetipo di Pulcinella: non più furbo e sfacciato plebeo ma piccolo borghese che controlla di più le movenze e i suoi istinti rispetto al predecessore. Fu anche il primo teatro italiano ad avere l’illuminazione a gas, in contemporanea a Parigi, nonostante i vari problemi economici a cui andava periodicamente incontro.
Il teatro San Carlino venne demolito il 6 maggio 1884, in quanto la zona era parte del piano di risanamento urbanistico, similmente a quanto avvenne in altre città europee. Nel 1885 fu infatti approvato da Nicola Amore il provvedimento che avrebbe cambiato per sempre la mappa e la struttura della città. La Legge per il risanamento della città di Napoli non è però riuscita ad assolvere totalmente la sua funzione: risolvere i problemi igienici dei rioni popolari. Miseria e disagio non sono affatto scomparsi, nonostante l’allargamento delle vie e la creazione di grandi palazzi. Nascoste agli occhi dei più, queste complicate dinamiche seguono in verità uno sviluppo tristemente noto anche a noi contemporanei.
La targa è frutto dell’impegno congiunto di Carmine Coppola, Barbara De Luca e Marco Spinosa, della Commissione Consultiva per la Toponomastica Cittadina, della Municipalità 2 e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio.
Ad oltre un secolo di distanza, arriva la targa da parte del comune di Napoli, principale responsabile della “perdita” di questo teatro. Il San Carlino metteva in scena rappresentazioni popolari per intrattenere lo stesso popolo e che, proprio per questo, era considerato casa della commedia popolare napoletana. Benché vi sia stata la sua scomparsa fisica, la sua influenza perdura perché, riprendendo le parole di Salvatore Di Giacomo, “se arte è- da sola vive, s’esalta e s’illumina”.
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