
La storia che seguirà in quest’articolo non è una storia che capita di sentire di questi tempi se si parla di Napoli, soprattutto in ragione dei valori umani che ne caratterizzano la trama. In un’epoca in cui l’identità culturale di una delle città più suggestive d’Italia e del mondo rischia di essere compromessa dallo snervante overtourism che dilaga incessante e senza ostacoli; in cui i cinema come il Metropolitan vengono dimenticati, e con essi il loro passato; in un’epoca in cui la celebre frase del Ministro berlusconiano “con la cultura non si mangia” sembra star plasmando a pieno le fondamenta della nostra società, Napoli per una volta ha resistito. La storia in questione parte in uno dei luoghi più suggestivi della città partenopea, Piazza del Plebiscito. Precisamente nel porticato della chiesa che fa da cornice alla piazza, la Basilica di San Francesco di Paola. All’interno del porticato è situato l’Archivio Fotografico Parisio, un tempio culturale che, dal 1995, racchiude un patrimonio fotografico fra i più compatti ed omogenei oggi disponibili nel Sud Italia, o sarebbe meglio dire, alla luce dei fatti degli ultimi mesi, racchiudeva.
Già, perché l’archivio, nella seconda metà del 2024, ha chiuso i battenti, e la sede è stata messa all’asta, dimostrandosi in perfetta linea con lo stato di degradazione in cui versa tutto il porticato citato all’inizio, e privando la popolazione partenopea dell’ennesimo prodotto culturale che rimaneva alla città. Ma, come annunciato, questa qui non è una storia come le altre. Non ha la stessa fine di tante altre che vedono la nostra città come protagonista, ma ha al contrario una caratteristica di base che troppo spesso manca ultimamente: resistenza. A resistere è stato il Comitato Portosalvo, che nel nome del suo presidente, Antonio Pariante, si è fatto promotore di una petizione per salvare l’archivio dalla definitiva chiusura. Quest’ultima ha riscosso un enorme successo, a testimonianza della voglia del popolo napoletano di non vedersi scippato della propria identità. Tanto che il rumore della reazione rabbiosa alla chiusura è arrivato fin dentro le stanze dell’amministrazione. E lì, la speranza non è rimasta tale e la resistenza si è fatta sentire: l’asta è stata bloccata e la questione è stata preso sotto braccio direttamente dal Sindaco Manfredi. E non si intende solo la questione dell’Archivio Fotografico Parisio, ma dell’intero porticato di Piazza del Plebiscito.
A confermarlo è stata il Capo di Gabinetto Maria Grazie Falciatore, che ci ha spiegato il motivo dell’immobilismo a cui abbiamo assistito fino a pochi mesi fa: «La difficoltà di rispondere con rapidità sorge dal fatto che non siamo i proprietari. L’archivio non è del comune, è del FEC (Fondo Edifici di Culto, organo del Ministero dell’Interno ndr), mentre il porticato appartiene al demanio. È una difficoltà che per molti anni non è stata affrontata. Se non si riesce a mettere a fuoco la proprietà di un bene diventa difficile farci una progettazione che nel tempo riesce a tutelarlo, ed è quello su cui stiamo lavorando. Abbiamo fatto un protocollo con il demanio, una procedura per un affidamento di uso temporaneo. Per maggio, massimo giugno, puntiamo ad avere una piazza illuminata e un porticato abitato da esposizioni e allestimenti artistici». La dott.ssa Falciatore, che ha preso in cura il progetto con continue interlocuzioni con la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania, ha rimarcato l’importanza della mobilitazione vista negli ultimi mesi: «Quando i cittadini hanno fatto petizioni e manifestazioni in piazza noi stavamo facendo un incontro col dott. Fittipaldi dell’archivio. C’è stata una buona sinergia tra l’attivazione della cittadinanza e il lavoro che stavamo facendo di tutela del centro storico».
Napoli ha dimostrato di saper ancora badare alla sua storia, e la speranza è che questa non sia una mosca bianca, ma l’inizio di una vigorosa resistenza alla società odierna, che ci vede più come una giostra per turisti che una città con un passato glorioso di cui andare fieri.
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