
Se fino a qualche decennio fa alla domanda “Quando è nato Gesù?” era ovvio rispondere “il 25 dicembre”, oggi sempre più persone rispondono “Non lo sappiamo”, ed hanno ragione. Siamo a conoscenza che Gesù, riconosciuto come Dio dai cristiani, sia realmente esistito – lo attestano, oltre alle fonti cristiane, Giuseppe Flavio e Publio Cornelio Tacito, tra i più importanti storici dell’età romana – ma non sappiamo con precisione quando sia nato. L’unico dato temporale che la ricerca storica sembra offrirci è la data della sua morte, che sarebbe avvenuta a Gerusalemme il 7 aprile dell’anno 30 d. C. Eppure, colui di cui non sappiamo con precisione il giorno di nascita è il centro della celebrazione del nostro Natale e ancora divide la storia in due parti: avanti e dopo Cristo.
Ma perché ancora oggi il calendario riporta al 25 dicembre la dicitura “Natale del Signore”? Ebbene, non conoscendo la data della nascita di Gesù, papa Giulio I stabilì che essa si celebrasse il 25 dicembre, decisione che l’imperatore Costantino, nel 336 d.C., decretò essere legittima per tutto l’impero. Il giorno non fu scelto a caso: la nuova festa cristiana, riconosciuta e celebrata in ogni parte del mondo pagano, soppiantava quella romana del “dies natalis solis invincti”, il giorno della nascita del sole invincibile celebrato, secondo il computo antico, quando iniziava la nuova stagione, con il solstizio d’inverno.
La durata della luce era maggiore e, lasciata l’oscurità dell’autunno, il tempo si apriva alla nuova luminosità. E quale parallelismo migliore tra la nuova condizione astronomica e Gesù, definito nella Bibbia come “il Sole che sorge dall’alto per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre” (Lc 1, 78 – 79). Il Natale cristiano è la festa di luce, così come ci ricordano gli addobbi della tradizione, allestiti in ogni parte del mondo.
Accanto al cristianesimo, più o meno tutte le tradizioni religiose hanno una festa della luce in qualche modo “corrispondente” al nostro natale. Gli ebrei celebrano Chanukkah, che significa “inaugurazione”, nel mese di dicembre. Essa ricorda la liberazione di Gerusalemme e la restituzione del Tempio al culto originario. Per otto giorni si accendono, una al giorno, le candele della “menorah”, il tipico candelabro ebraico, mentre si recitano le relative benedizioni al calar della notte, nonostante le strade ancora affollate, ponendo poi il lume vicino alla finestra che si affaccia sulla strada. Quest’anno la festa di Chanukkah inizia la sera del 25 dicembre, giorno del Natale cristiano.
Anche i mussulmani hanno una loro festa della luce ed è “Eid al Fitr”, che si pone al termine del Ramadan, il mese sacro appartenente al mondo islamico e celebrato da quest’ultimo in ogni parte del mondo. A motivo della mobilità delle festività legate al calendario lunare, e questa è una di quelle, nel 2024 la festa dell’ “interruzione del digiuno” è stata celebrata il 10 aprile, all’avvistamento della luna nuova. I fedeli islamici interrompono il precetto che impone loro di astenersi da cibo, bevande, fumo e attività considerate “peccaminose” nell’arco temporale che va dall’alba al tramonto. Eid al Fitr segna così il passaggio dal tempo del buio a quello della luce. In Oriente la più importante festa della luce è “Dīpāvalī”, celebrata dagli induisti in gran parte dell’India. Si tratta di una ricorrenza onorata e amata al pari del Natale in Occidente, ma le sue date variano di anno in anno perché anche l’induismo, come l’islam, segue il calendario lunare. La festa prende il nome dalla fila (avali) di lampade di argilla (deepa) che gli indiani accendono fuori dalle loro case per simboleggiare la luce interiore che protegge dall’oscurità spirituale. Dīpāvalī significa quindi “fila di luci” e cade nella notte di luna nuova. Come in Occidente, le strade e i luoghi pubblici si ricoprono di luci, si mangia insieme, ci si scambiano doni, si va al tempio, e si termina la giornata con uno spettacolo di fuochi d’artificio. Anche il popolo cinese ha la sua festa della luce ed è il Festival delle Lanterne, che si pone al termine della celebrazione del capodanno cinese la cui data, in forza anche qui del calendario lunare, è mobile. Le lanterne vengono lanciate in cielo, accompagnate dai tradizionali fuochi d’artificio, in segno di buon auspicio per il nuovo anno. La luce delle lanterne squarcia il buio del cielo e, in qualche modo, dà inizio ad un nuovo tempo della vita. Ad ognuno il suo natale, dunque, purché la luce allontani le tenebre della sofferenza e renda la vita degna di essere vissuta.
Leggi anche: Quanti sono i musulmani a festeggiare il Ramadan in Italia?
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...