
Il periodo nero della Nazionale, iniziato con la mancata qualificazione ai Mondiali 2022, sembra non avere fine. Alla squadra non era sicuramente richiesto di vincere nuovamente gli Europei, ma sicuramente i tifosi avrebbero preferito vedere un atteggiamento diverso da parte dei giocatori.
Ci si era illusi, con l’arrivo di Luciano Spalletti in panchina, che l’Italia avrebbe mostrato un calcio più moderno ed efficace, accecati forse dal grande lavoro che il ct aveva svolto a Napoli la scorsa stagione. Gli storici numeri 10 della nazionale, chiamati agli inizi di giugno, avevano l’obiettivo di trasmettere ai giocatori l’importanza di vestire questa maglia ma, a giudicare dalla totale assenza di spirito di sacrificio, questo messaggio non sembra essere arrivato. Per non parlare dei famosi 6 “comandamenti” del gioco di Spalletti. La “tavola” ha invece illustrato le debolezze della squadra: non abbiamo visto il pressing costante per togliere fiducia agli avversari, il buon fraseggio per controllare il gioco, la compattezza dei reparti per non farsi trovare impreparati e neanche il recupero immediato della sfera dopo averla persa.
Spalletti, a giudicare dalle convocazioni, era intenzionato a giocare con 3 difensori a protezione di Donnarumma. L’allenatore ha però presto cambiato idea e ha iniziato a difendere a 4. Bellanova e Di Marco, ottimi esterni in un centrocampo a 5, sono stati fortemente penalizzati. La formazione ha subito modifiche frequentemente e non ha trovato un’identità; questi continui ripensamenti hanno confuso i giocatori, bombardati da moltissime informazioni; il risultato è stato che non ne hanno immagazzinata nessuna. Inoltre, alcuni di loro sono stati schierati in posizioni non adatte alle loro caratteristiche (si vedano Darmian a sinistra nella partita contro la Svizzera o Bastoni e Calafiori, giocatori molto simili tra loro, costretti a giocare insieme).
Volendo approfondire il tema delle convocazioni, sicuramente al centro delle polemiche c’è stata la chiamata a Fagioli, dotato di indubbie qualità ma con pochi minuti nelle gambe. Il classe 2001 non ha potuto giocare, nel corso della stagione, a causa della squalifica legata alle scommesse.
A mio avviso, un’ala come Orsolini, al posto di El Shaarawy, avrebbe potuto incidere maggiormente nella fase offensiva (solo tre gol segnati nelle quattro partite disputate dalla squadra a Euro2024) e avrebbe permesso di spostare Chiesa sulla sinistra, posizione in cui rende di più.
Alcuni giocatori, come detto, hanno risentito di un impiego sbagliato da parte dell’allenatore. Altri, però, hanno sicuramente deluso le aspettative: il primo bersaglio delle critiche è stato Di Lorenzo: il terzino del Napoli non ha garantito solidità difensiva e non è riuscito a sostenere la squadra in fase di possesso. Il giocatore ha toccato il fondo durante la partita con la Spagna: secondo Sofascore, Di Lorenzo è stato superato in dribbling 4 volte, più di qualsiasi altro Azzurro in campo. Complice ovviamente di questo dato è stata la grande prestazione di Nico Williams, ma ciò non toglie che il giocatore era chiamato a fare meglio.
L’errore di Spalletti è stato quello di insistere su di lui e schierarlo tra i titolari nelle partite successive; il ct avrà deciso di dargli fiducia per non abbatterlo emotivamente, ma la nazionale aveva bisogno di qualche sicurezza in più sulla fascia destra (optando magari per Darmian).
Un altro giocatore deludente è stato Jorginho: il centrocampista dell’Arsenal doveva essere il fulcro di questa squadra, colui in grado di far girare il pallone ed eludere il pressing. Il classe 1991 è stato invece poco incluso nel gioco e la fase difensiva è stata disastrosa. Spalletti non lo ha poi scelto nella formazione titolare contro la Svizzera, preferendogli Fagioli, ma la situazione non è migliorata.
Due nomi ritengo debbano essere la base di questa squadra; Donnarumma e Calafiori. Il portiere ha dimostrato perché sia uno dei migliori al mondo nel suo ruolo e lo ha ricordato a coloro che non lo ritenevano meritevole del posto da titolare. Il difensore del Bologna, autore anch’egli di alcuni errori, ha mostrato però grande carattere e determinazione, a differenza di molti suoi compagni di squadra. L’azione che mette in luce al meglio quanto detto è sicuramente l’assist che ha portato al gol di Zaccagni contro la Croazia.
A livello dirigenziale, inoltre, il presidente Gravina ha riconfermato Buffon come Capodelegazione e si parla dell’inserimento nello staff anche di Leonardo Bonucci, ritiratosi lo scorso maggio. Il suo ruolo sarebbe equivalente a quello di De Rossi negli uomini a supporto di Mancini: un’occasione per fare le prime esperienze in panchina. Avere due leggende della Nazionale di così grande carisma non farebbe altro che bene ai giocatori chiamati a vestire la maglia azzurra (a differenza della già citata chiamata dei numeri 10, rivelatasi più simbolica che di effettiva utilità).
I tifosi italiani sono ora visibilmente preoccupati: con questo andamento, difficilmente la Nazionale guadagnerebbe un posto ai prossimi Campionati del Mondo. Spalletti deve essere ancora il nostro allenatore, perché l’obiettivo deve essere quello di realizzare con lui un ciclo che ci permetta quantomeno di tornare a essere competitivi; cambiare ancora la panchina risulterebbe dannoso, perché significherebbe ricominciare ancora. Il ct però adesso è chiamato a dare un’identità alla squadra e a non bombardarla di informazioni, perché il tempo scarseggia. Poche idee, ma buone.
Il problema del calcio italiano sembra essere poi sempre lo stesso: i giovani giocano poco nelle competizioni maggiori. Gli italiani sono validi e lo dimostrano i recenti successi delle squadre Under-17 e Under-19, ma devono trovare spazio non più nelle Primavere o nelle seconde squadre, bensì bisogna avere il coraggio di schierarli nel massimo campionato. Solo misurandosi con avversari più forti potranno crescere ed essere pronti per palcoscenici internazionali.
A tal proposito, è recente la notizia della creazione di una commissione speciale a supporto della Nazionale, composta da alcune delle figure di spicco della Serie A: primi fra tutti, Beppe Marotta (presidente dell’Inter) e Cristiano Giuntoli (Football Director della Juventus). L’obiettivo è aumentare il dialogo tra il ct e i club, in modo da incentivare l’impiego degli italiani e fornire all’allenatore Azzurro un bacino di scelta più ampio. Nei prossimi mesi, ci saranno più informazioni a riguardo e la commissione potrebbe essere allargata, nella speranza che l’Italia riesca a risollevarsi e a iniziare un ciclo a lungo termine.
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