
Al carcere di Poggioreale è protesta del sindacato: nella mensa dei poliziotti manca una corretta erogazione del pasto, non c’è cibo e, in certi casi, neanche acqua.
Nel carcere di Poggioreale si aggrava la situazione a causa di una mancanza di cibo e acqua nella mensa dei poliziotti. Una situazione tesa, da un lato, per via dei vari sequestri come dei cellulari in possesso dei detenuti, della droga e dei droni usati per il trasporto dei dispositivi e di stupefacenti all’interno delle mura della casa circondariale. Dall’altro, a causa delle numerosi morti all’interno della struttura, dall’inizio dell’anno si sono verificati 2 suicidi, 25 tentativi di suicidio, 202 atti di autolesionismo, 3 decessi per cause da accertare e 9 decessi per cause naturali.
A denunciare l’emergenza della mensa sono stati il presidente dell’Uspp, l’Unione sindacati di polizia penitenziaria, Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio: «Sono mesi oramai che il sindacato denuncia questa situazione, ereditata dal nuovo provveditore dalla passata gestione, che non ha provveduto subito nel bandire una nuova gara d’appalto, nelle mense delle carceri regionali in particolare modo a Poggioreale in cui manca di tutto: olio, pane, frutta e addirittura in qualche caso anche l’acqua».
«I colleghi sono esasperati perché – dichiara l’Uspp – già impegnati quotidianamente in un servizio gravoso delicato e stressante in condizioni dí sovraffollamento e carenza di organico. Tutto ciò rende ancora di più inaccettabile subire anche la beffa di un servizio mensa inesistente e dí pessima qualità: il pasto per i poliziotti è un diritto sancito dalla norma, che diventa un momento essenziale di ristoro e non può essere trascurato con superficialità. Una situazione, quindi, grave ma che ha già delle soluzioni sul tavolo: «Abbiamo quindi chiesto soluzioni al nuovo provveditore che, in verità, si sta adoperando, per trovare alternative efficaci fino all’ingresso della nuova azienda, che subentrerà con un nuovo appalto. Si sta cercando, infatti, una risoluzione immediata del contratto con l’attuale ditta appaltatrice, perché sono mesi che non garantisce gli standard minimi previsti e l’erogazione in tutta la regione del buono pasto».
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