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Nel silenzio del mondo le donne in Afghanistan perdono ogni giorno

Cristina Siciliano
Cristina SicilianoRedazione Informare
28 dicembre 20224 min di lettura

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Nel silenzio del mondo le donne in Afghanistan perdono ogni giorno

Indice (3)

  • 1Afghanistan, i talebani vietano l’accesso all’università alle donne
  • 2I diritti vietati alle donne
  • 3Il divieto alle donne nelle Ong

Con gli occhi del mondo concentrati sull’Ucraina, l’Afghanistan torna irremovibilmente agli anni ’90. Alle donne è vietato l’accesso alle università in Afghanistan: lo hanno deciso i talebani.

Ogni ideologia totalitaria ha bisogno di un nemico contro cui si costruisce, definisce e sviluppa. Il nazifascismo aveva un nemico razziale, il comunismo sovietico un nemico di classe e oggi il jihadismo dei talebani ha un nemico di genere: le donne.

Afghanistan, i talebani vietano l’accesso all’università alle donne

Il ministro dell’Istruzione superiore a Kabul ha annunciato la misura, che avrà effetto immediato. Un divieto che limita ulteriormente l’istruzione femminile. Lo si apprende da una nota del ministero dell’Istruzione superiore di Kabul visionata dall’emittente locale Amu e confermata all’emittente locale Tolo News dal portavoce del dicastero, Hafez Ziaullah Hashemi.

Il ministro dell’Istruzione superiore, Neda Mohammad Nadim è stato nominato responsabile dell’Università lo scorso ottobre e sin da subito aveva espresso la sua ferma opposizione all’istruzione femminile, definendola non islamica e contraria ai valori afghani.

I diritti vietati alle donne

Sin dal loro arrivo al potere, i talebani, dopo aver di fatto impedito alle donne di lavorare, nel marzo scorso avevano disposto la chiusura delle scuole femminili, in attesa di nuove direttive in accordo con la legge islamica. Direttive mai emesse, senza contare che senza aver frequentato le scuole superiori è di fatto impossibile accedere all’università.

Il 7 maggio scorso è poi arrivato il decreto del leader supremo dei talebani, Haibatullah Akhunzada, che ha imposto il velo integrale, che deve lasciare scoperti solo gli occhi quando una donna è fuori casa.

Inoltre, nel maggio scorso si era avuta notizia di una manifestazione a Kabul di alcune decine di donne che avevano scandito in strada slogan per rivendicare “pane, lavoro e libertà”, e del “diritto ad andare a scuola”.

Circa tre mesi fa migliaia di ragazze e donne avevano potuto sostenere gli esami di ammissione all’università in tutto il paese, anche se nell’ambito di radicali restrizioni sulla scelta dei corsi di studio, con veterinaria, ingegneria, economia e agricoltura vietate, e giornalismo severamente limitato. Senza contare le regole imposte a tutti gli atenei, tra cui aule e ingressi separati per uomini e donne. Di fatto, però, solo fumo negli occhi.

Il divieto di frequentare l’università è solo l’ultima delle restrizioni che hanno colpito le donne negli ultimi mesi. A novembre sono state bandite dai parchi, dalle palestre e dagli hammam della capitale.

Il divieto alle donne nelle Ong

Aumenta il numero di organizzazioni non governative costrette a sospendere la propria attività in Afghanistan, in reazione all’ultima stretta dell’amministrazione talebana: il divieto alle donne afghane di lavorare nelle Ong, confermato il 24 dicembre dal portavoce del ministro dell’Economia Abdulrahman Habib.

Si trattava di uno dei pochi settori in cui le donne potevano ancora lavorare, poiché nell’ultimo anno i talebani hanno progressivamente impedito alle donne di ricoprire sempre più ruoli. Non si sa se il governo intenda vietare soltanto l’occupazione di donne afghane o se il divieto si estenderà anche alle donne straniere che lavorano per le ong sul territorio afghano.

 Il ministero dell’Economia ha dichiarato che revocherà le licenze d’esercizio di tutte le organizzazioni che si rifiutino di licenziare le donne che hanno lavorato per loro fino ad ora. Non è ancora chiaro se la minaccia includa anche le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, che stanno lavorando per garantire che tantissimi afghani non muoiano di fame, in un contesto in cui il costo del cibo è purtroppo troppo alto per molte famiglie e solo gli uomini possono lavorare.

Al momento, secondo un’analisi delle Nazioni Unite, circa 20 milioni di persone, non hanno un accesso costante al cibo sufficiente a garantire una vita attiva e sana. Di questi, 6 milioni rischiano di morire di fame.

Tags
  • #afghanistan
  • #DIRITTI
  • #donne
Cristina Siciliano
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