
Come molti bambini anche io sin da piccola ho imparato molto attraverso i cartoni animati e, in particolare, i Classici Disney. Spesso, infatti, passavo i miei venerdì sera davanti al televisore, completamente rapita da quelle fiabe animate che hanno affascinato intere generazioni.
E nel 2023 questo studio colossale ha compiuto ben 100 anni dalla fondazione. L’anno, che si prevedeva ricco di festeggiamenti e grandi successi, è stato invece caratterizzato da grandissime perdite al botteghino. Tutti i film pubblicati si sono rivelati, uno ad uno, fiaschi monumentali oppure tiepidi successi. E l’ultimo classico d’animazione uscito in sala, che doveva essere un tributo a tutte le pellicole dello studio, Wish, è stato un altro gigantesco flop, disprezzato dalla critica e dal pubblico.
Non è sicuramente il primo periodo buio dello studio, ma da questi è sempre uscito trionfante. Dopo la morte di Walt Disney, l’azienda si ritrovò in un terribile momento di crisi creativa e di smarrimento. Gli stessi animatori erano costretti ad utilizzare animazioni riciclate per avvicinarsi il più possibile ai bei vecchi tempi, ai successi di Biancaneve e Cenerentola. A sollevare l’azienda da questo periodo di incertezze, una singola pellicola: la Sirenetta. E dal 1989, anno della pubblicazione della pellicola, gli studios camminarono a testa alta per tutti gli anni novanta.
Iniziava un nuovo periodo chiamato rinascimento Disney. Era stata trovata la formula perfetta, la formula che garantiva il successo a tutti i film Disney rendendoli apprezzati dai bambini e dagli adulti. Eppure gli studios continuavano ad osare, a mettersi in gioco, cambiando stile d’animazione, personaggi e target in quasi tutte le pellicole. Agli inizi degli anni 2000 con il passaggio dal 2D al 3D la Disney ha passato un altro periodo buio: gli animatori non riuscivano ad adattarsi al cambio di medium e gli studios non erano al passo con le pellicole più innovative dell’epoca come Shrek. Ma nel 2010 la Disney riconquistò la corona di miglior casa d’animazione grazie a grandi lungometraggi come Rapunzel, Oceania, ed il pluripremiato Frozen. Insomma Disney sembrava aver trovato di nuovo la formula per portarci tutti al cinema.
Tutti questi successi a colpo sicuro, però, hanno spinto gli studios a smettere di cercare l’innovazione, il nuovo progetto creativo e ad imprigionarsi in una specie di metodo rigido di fare cinema che, se prima portava ad ottimi risultati, ora sta trascinando lo studio verso un lento ed inesorabile fallimento.
Una pellicola Disney prima era un evento che riusciva ad attirare in sala tutti i tipi di spettatori, adesso preferiamo che il film esca su piattaforma per poi sorbire sempre lo stesso tipo di pellicola. Non c’è più alcun tipo di sperimentazione artistica: i modelli dei personaggi e lo stile d’animazione non differiscono quasi per nulla da pellicola a pellicola; le canzoni e le colonne sonore che un tempo ci facevano sognare sono piatte e poco ispirate; i personaggi sono talmente simili da sembrare riutilizzati. Protagoniste femminili impacciate e goffe che non hanno alcun motivo di esserlo, animaletti parlanti il cui scopo è vendere più merchandising possibile e infine villain inesistenti. Gli iconici cattivoni di un tempo ci intrattenevano e ci affascinavano con il loro umorismo e le loro peculiarità riuscendo ad intimorirci lo stesso, erano i pilastri che sorreggevano i grandi classici.
I film della Disney non potevano prescindere da un cattivo, facevano parte della formula. Adesso semplicemente non appaiano. Perché? Perché potrebbero contrariare qualcuno o perfino spaventare i bambini, cose che porterebbero lo studio a non vendere. In Wish, sotto la grande pressione del pubblico, finalmente compariva un cattivone, uno come si deve, di quelli buonisti che più che far paura fanno tenerezza. Dobbiamo accettare che il colosso dell’animazione Disney non esiste più come studio creativo, ma come semplice azienda acchiappa soldi.
Disney potrebbe decidere, vedendo il calo terrificante delle azioni e dell’andamento del botteghino, di cambiare rotta e di lasciare più spazio ai suoi creativi proponendo magari anche qualche nuovo franchise. Per adesso sembra andare nella direzione opposta. La compagnia continua a spingere per l’uscita di nuovi insipidi live action: sono già in programma Mufasa, Lilo e Stich, Biancaneve e molti altre pellicole senz’ anima. Per quanto riguarda l’animazione, il CEO della Disney Bob Iger promette cambiamenti, ma gli ultimi annunci sembrano predire il contrario: Il 2024 sarà l’anno dei sequel!
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