
Il Comune di Castel Volturno ha inviato all’ordine dei Notai una nota dove invita gli stessi ad attenersi alla legge inerente gli usi civici sui terreni gravati da tale vincolo ed esteso a vari fogli catastali del tenimento di Castel Volturno ed in particolare nelle zone di: Dx Volturno, Bagnara, Pescopagano, Scatozza e altre zone che da documenti rinvenuti che ci hanno inviato.

In rete, un noto immobiliarista, ha fortemente criticato questa nota dichiarando: “Dopo questa missiva ai notai, nelle zone di Dx Volturno e Bagnara non si potrà più vendere e comprare case“, ed in tal senso tanti cittadini,allarmati, hanno scritto in redazione per avere chiarimenti.
Il sindaco Marrandino ieri sera è intervenuto attraverso un video che voleva essere “rassicurante” in realtà non ha chiarito nulla, non ha smentito il documento ed ha fatto unicamente retorica.
In realtà si scopre l’acqua calda, come il documento allegato dimostra, è dal 1933 che molti dei terreni di Castel Volturno sono gravati da usi civici. Cosa sono gli usi civici: Castel Volturno fu bonificata dal governo Mussolini e quote di terreni furono assegnati, per coltivarli, a famiglie povere che non avevano terreni e venivano dai paesi limitrofi. Questi terreni restavano di proprietà comunale e gli assegnatari dovevano comunque pagare un canone.
Negli anni ’60/’70, con il boom del Litorale Domizio e delle seconde case richieste dalla borghesia napoletana, i bravi cittadini di Castel Volturno, con la complicità di notai compiacenti, vendettero ai napoletani la Fontana di Trevi e cioè terreni di cui non erano proprietari. Sugli stessi terreni su cui poi si è costruito è notorio che non è possibile rilasciare nemmeno la concessione in sanatoria, come confermato dallo stesso assessore all’urbanistica Avv. Angela Parente.
Per nostra conoscenza sappiamo che alcune zone, come il V/le Toro Bravo a DX Volturno, tramite l’amministratore Avv. Angeloro hanno ottenuto l’affranco canone attraverso la Regione Campania.
Tantissimi, con immobili costruiti su quelle aree gravate da usi civici, hanno pagato ed ottenuto la Concessione in Sanatoria dagli uffici comunali, ottenndo inoltre regolari mutui dalle banche.
Questi cittadini, dopo aver pagato sanatoria al Governo ed oneri al comune, oggi vengono ufficialmente informati che per loro NON ci sarà nessuna possibilità di ottenere la concessione in sanatoria.
Assolutamente ingiusto, perchè tutti sapevano (comune,agenzie immobiliari e venditori) che bastava un atto “cambiato” ad arte con notai compiacenti e il vincolo magicamente spariva. Di fatto si è da sempre: stipulato, venduto e ricomprato ed il comune ha incassato in barba a tutte le legge e vincoli esistenti.
Il povero grullo raggirato adesso contro chi dovrà chiedere risarcimento? Il venditore? Il notaio? Il comune? Cosa succederà? In pratica il Comune inviandola solo ai notai ha fatto un atto dovuto. Adesso, sarebbe ora che il comune faccia un comunicato, sull’impossibilità che ha di rilasciare concessione in sanatoria per i fabbricati su quei fogli catastali, specificando quali siano realmente, assumendosi le responsabilità del caso che loro stessi hanno creato.
Infine, sugli usi civici del 1933 sono trascorsi 92 anni, ed è sempre più evidente la necessità di una volontà politica, regionale e nazionale, per consentire l’affranco canone e liberare questi immobili ad un mercato regolare, diversamente a poco serviranno gli inviti del sindaco a non vendere.
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