
Quasi un anno dopo il “Decreto Caivano”, il Parco Verde è ancora considerato un’onta nell’area nord di Napoli. La riapertura del centro sportivo ex Delphinia a maggio scorso, teatro degli abusi sessuali che sono saltati alla cronaca, avrebbe dovuto essere il simbolo della rinascita del quartiere-ghetto. Lo è stato davvero? Mentre la rigenerazione urbana assume un peso sempre maggiore nella politica pubblica, gli esperti del settore iniziano a riflettere sugli interventi di questo tipo, che, concentrandosi su territori fragili come le periferie, rischiano di produrre effetti distorsivi.
Ne ho parlato con Igor Scalisi Palminteri, street artist di Palermo e autore del murales che decora il Parco Verde intitolato “Nessuno Resti Solo”. Con un passato da frate cappuccino, il pittore si è concentrato sulle periferie italiane, dove dipinge murali di arte urbana, ispirati alle figure religiose e alle peculiarità del territorio. L’intervento artistico a Caivano, portato a termine nel maggio del 2023, è un monito per l’intero quartiere, che secondo l’artista è come una casa, «non intesa come abitazione ma come il mio corpo», dove lo Stato dovrebbe riuscire a «costruire la giustizia sociale di cui hanno bisogno questi luoghi e queste persone». Le due bambine ritratte da Scalisi Palminteri tengono in mano un germoglio, un simbolo di speranza per la rinascita del quartiere, che secondo l’artista è stato completamente trascurato dalle istituzioni.
«C’è l’abbandono istituzionale, emarginazione, ghettizzazione del disagio. Le periferie si pensavano come strumenti per risolvere l’urbanizzazione, mentre sono diventate un luogo abbandonato, dove viene dato spazio alla criminalità e all’autonomia animalesca. Nascono da una povertà intellettuale, prima della povertà economica, che è il frutto di questo abbandono».
«Sono sicuro che l’arte pubblica possa avere un ruolo importante solo se non è lasciata sola. L’arte può essere una scintilla, ma la rigenerazione urbana si fa con diversi attori: le Regioni, lo Stato, gli insegnanti, le associazioni, la polizia, i cittadini. Si lavora in sinergia per dare una nuova vita a questi posti. Se fai solo un intervento di arte pubblica, senza cambiare la qualità della vita delle persone, i servizi da parte dello Stato, diventa solo decorazione».
«In certi casi, la street art può creare queste dinamiche, perché le immagini sono un linguaggio internazionale. La gentrificazione è un aspetto negativo di una tendenza di massa, perché quest’ultima non osserva; invece, la street art merita riflessione e dialogo. Le immagini possono essere anche un modo di opporsi alla violenza dei delinquenti nel quartiere e alla violenza che nasce dall’assenza delle istituzioni».
«Saranno come vogliamo che siano. La vera domanda è: come vogliamo che siano queste città? Le vogliamo a misura d’uomo, che rispettino i cittadini, le vogliamo belle e con il mare accessibile? Se non vogliamo che sia tutto deputato a figure esterne, dovremmo incaricarci noi di costruirle insieme».
Così, dovremmo tutti occuparci di Caivano, per rigenerare questo luogo a partire dai contenuti e non dai contenitori. L’abbandono istituzionale è il vero punto della questione: la radice malata che impedisce al germoglio di crescere, isolandolo dal resto della società, e che meriterebbe la cura di tutti.
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