
La prima causa nell’epoca dell’intelligenza artificiale – AI – per cercare di proteggere il bene più importante: il copyright. Lo fa il New York Times, citando in giudizio OpenAI, la più grande delle aziende che ha inventato la famosa Chat Bot GPT. Secondo l’accusa la chatbot di OpenaAI avrebbe usato molti articoli dello storico quotidiano americano, senza il loro permesso, per allenare il proprio algoritmo.
Allenare il proprio algoritmo nello scrivere articoli che ora competono con quelli autorevoli dei giornalisti del New York Times. Una concorrenza sleale sembrerebbe mettere in crisi il destino dell’AI. Al momento la nota testata giornalistica non sembra aver chiesto una cifra precisa come risarcimento. Ma chiede ai tribunali di impedire che ciò avvenga ancora e che gli articoli usati senza il loro consenso vengano rimossi dall’algoritmo.
Questa è la prima azione legale di una grande testata contro queste società, in un momento di grande preoccupazione riguardo all’utilizzo non autorizzato di contenuti giornalistici per la creazione di prodotti di intelligenza artificiale. Una vicenda che apre un nuovo fronte dell’intensa battaglia legale sull’uso non autorizzato di opere pubblicate per l’addestramento dell’intelligenza artificiale. Questo atteggiamento potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’uso futuro di questa tecnologia.
La causa del New York Times è la prima intentata da una grande testata contro i due brand principali di Microsoft. Che vengono, inoltre, apertamente accusate di aver sfruttato in maniera gratuita «il massiccio investimento del Times sul suo giornalismo e di usarlo per costruire prodotti sostitutivi senza permesso né pagamento».
I cosiddetti modelli linguistici di grandi dimensioni (LLMs) che sono dietro agli strumenti di AI come ChatGPT funzionano ingerendo un’enorme quantità di testi recuperati da Internet. Apprendendo in questo modo le connessioni tra parole e concetti e quindi sviluppando la capacità di predire quale parola dire nella frase successiva, riuscendo così ad imitare il linguaggio e la scrittura umana. OpenAi, Microsoft e Google si sono rifiutati di rivelare quello che viene inserito nei modelli più nuovi, ma i precedenti LLMs hanno compreso enormi quantitativi di contenuti dei media e cataloghi di libri.
Il New York Times è uno dei tanti organi di stampa che hanno bloccato il web crawler di OpenAI negli ultimi mesi. Impedendo alla società di intelligenza artificiale di continuare a estrarre contenuti dal suo sito Web. OpenAI ha negoziato accordi con le organizzazioni dei media nell’ultimo anno per poter pagare i loro contenuti. A luglio, ha firmato un accordo con l’Associated Press per aver accesso ai suoi articoli.
Le società tech sostengono che l’uso delle informazioni estratte da Internet per addestrare gli algoritmi di AI rientra nell’ambito del «giusto uso». Un concetto che per la legge del copyright permette alle persone di usare il lavoro di altri se viene modificato in modo sostanziale. Nel ricorso del Times, però, sono elencati diversi esempi di modelli Gpt-4 Ai di OpenAi in cui compaiono articoli del Times copiati parola per parola.
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