
Ci sono fili invisibili che attraversano oceani e secoli. Fili intrecciati di memoria, sudore, partenze, lacrime. Sono i fili dell’emigrazione italiana, quella che tra Ottocento e Novecento ha portato milioni di connazionali verso il sogno americano. Non solo numeri: vite, famiglie, valigie di cartone e dialetti, santi e tradizioni, mestieri e miserie. Una diaspora che ha cambiato l’Italia e ha plasmato l’America. In quel mare di storie, la NIAF, National Italian American Foundation, è oggi la voce più autorevole e appassionata di una comunità che non ha dimenticato.
Fondata a Washington nel 1975, la NIAF è molto più di una fondazione: è una casa simbolica dove la cultura italiana si fa ponte e futuro. Il suo obiettivo non è solo quello di celebrare le radici, ma di renderle protagoniste del domani. Durante il nostro lavoro negli USA, abbiamo conosciuto direttamente lo straordinario lavoro della NIAF grazie al Professor Antonio Giordano, board member della Fondazione, che condivide questo onore con italoamericani di grande successo. La Fondazione valorizza le radici degli italoamericani attraverso borse di studio, schoolarship e progetti educativi volti a far conoscere meglio i valori della cultura italiana, facendoli resistere all’inseminazione turboamericana.
Agli eventi della NIAF non ci siamo sentiti degli stranieri, ogni persona era interessata a conoscere le nostre radici e vogliosa di condividere la storia della propria famiglia. L’orgoglio italiano ha plasmato gli USA, grazie a famiglie che hanno cresciuto i propri figli tramandando quella gamma valoriale che ha guidato la strada di alcuni degli uomini più influenti negli Stati Uniti. Durante le serate abbiamo avuto il piacere di incontrare l’attuale presidente della NIAF John Calvelli, vicepresidente esecutivo della Wildlife Conservation Society, e Robert Allegrini, vicepresidente NIAF ed ex vicepresidente di Hilton Hotels.
Chi pensa che l’italoamericanità sia solo pizza e mandolino, si sbaglia di grosso. Alla NIAF si lavora per costruire consapevolezza, leadership, connessioni profonde tra le due sponde dell’Atlantico. Ogni anno vengono erogate borse di studio, promossi scambi culturali, creati momenti di riflessione e festa, come il prestigioso Gala a Washington, dove si celebra l’eccellenza italiana in America. È un lavoro che parla anche al cuore delle istituzioni americane, per difendere il valore della comunità italiana, tutelarne i diritti, promuoverne la storia e la cultura. E se oggi milioni di americani si riconoscono nell’eredità italiana con fierezza e gratitudine, è anche merito della NIAF.
Tra i protagonisti della fondazione spicca la figura di John Calvelli, vicepresidente esecutivo della Wildlife Conservation Society e presidente dell’Italian American Leadership Council della NIAF. Nato nel Bronx da famiglia calabrese e napoletana, Calvelli è uno di quegli uomini che tengono insieme azione, pensiero e cuore. John inizia subito spiegando le sue origini: «Sono nato e cresciuto nel Bronx, in una famiglia italoamericana. I miei nonni venivano dalla Calabria e da Napoli, e sono cresciuto ascoltando storie del “vecchio Paese” (l’Italia, ndr), di duro lavoro e resilienza. Ho sempre considerato le mie origini come una fonte di forza e ispirazione, e hanno influenzato le mie scelte lavorative: dalla politica pubblica, al non profit, fino alle iniziative culturali».
«L’identità non è statica, ma viva. Deve essere vissuta, raccontata, tramandata. E soprattutto deve parlare ai giovani» ci dice con convinzione. Ed è proprio ai giovani che Calvelli dedica gran parte del suo impegno, promuovendo programmi di mentoring, viaggi di scoperta in Italia, piattaforme digitali di storytelling. «Alla NIAF, una delle cose su cui ci concentriamo è sviluppare la leadership all’interno della comunità. L’Italian American Leadership Council è stato creato per riunire persone di successo nei loro settori che vogliono restituire qualcosa, fare da mentori, farsi promotori di cambiamento. Crediamo che rafforzando la leadership, rafforziamo anche la rappresentanza. Gli italoamericani hanno una lunga storia di contributi, ma dobbiamo assicurarci che questi continuino ad essere visibili e riconosciuti. Dico sempre ai giovani: non guardate solo da dove venite, guardate dove state andando. Ma portate con voi la vostra eredità. Lasciate che plasmi i vostri valori, la vostra empatia, il vostro senso di responsabilità».
Calvelli ha inaugurato una presidenza estremamente sensibile al tema giovanile, partendo dai valori della tradizione: «Quando un ragazzo ascolta il racconto del proprio nonno emigrato, e lo collega al suo presente, qualcosa si accende. Si crea appartenenza. E da lì nasce la responsabilità, il desiderio di essere all’altezza di ciò che ci è stato donato». Per Calvelli, il lavoro della NIAF non è mai solo commemorazione. «La cultura non è una reliquia da esporre, ma una fiamma da alimentare. I giovani non vogliono folklore: vogliono verità, identità, futuro. E noi glielo dobbiamo dare».

A guidare oggi la fondazione c’è Roberto Allegrini, una carriera lunga e brillante nel mondo della comunicazione e dell’ospitalità, ex vicepresidente di Hilton Hotels, oggi presidente della NIAF. Figlio di immigrati toscani, Allegrini ha sempre considerato la propria eredità italiana come una bussola morale e culturale. «La nostra missione è promuovere il patrimonio culturale italiano, rafforzare i legami tra Italia e Stati Uniti, e servire gli oltre 20 milioni di americani di origine italiana – spiega Allegrini – La mia famiglia proviene originariamente dalla Toscana, dalla provincia di Lucca, e sono cresciuto con forti valori italiani e un profondo apprezzamento per le mie origini. Mio padre emigrò dopo la guerra, e anche se io sono nato negli Stati Uniti, mi sono sempre sentito profondamente legato all’Italia. Questo legame ha influenzato gran parte della mia vita professionale».

Sotto la sua guida, la NIAF ha rafforzato le collaborazioni con enti istituzionali e culturali, come l’Istituto Dante Alighieri, così come ha rilanciato progetti formativi e creato spazi di incontro tra giovani, professionisti e anziani, per tramandare storie e sogni. «Uno dei nostri progetti più entusiasmanti è il Voyage of Discovery, che porta giovani italoamericani in Italia affinché possano vivere in prima persona la terra dei loro antenati. È un’esperienza trasformativa. Molti tornano cambiati, più consapevoli, più fieri delle proprie radici» racconta fiero il presidente.
Allegrini parla con eleganza e determinazione, come chi conosce bene il potere delle parole e delle relazioni. «Collaboriamo anche strettamente con istituzioni sia in Italia che negli Stati Uniti. Per esempio, lavoriamo con l’Ambasciata Italiana, i consolati e gli istituti culturali per sostenere scambi in ambito educativo, scientifico e imprenditoriale. Un altro aspetto fondamentale è l’attività di advocacy. A Washington ci assicuriamo che le voci degli italoamericani vengano ascoltate. Questo significa monitorare la legislazione che può influenzare la nostra comunità, ma anche garantire che i contributi italiani alla società americana vengano riconosciuti e rispettati».
La grande lezione della NIAF è che l’identità italoamericana non è un esercizio di nostalgia, ma una visione culturale e civile. Mentre l’Italia fatica spesso a valorizzare i propri emigranti, in America la memoria diventa motore di cambiamento. In un tempo di smarrimento, la storia degli italoamericani è un faro: parla di sacrificio, ma anche di riscatto e di capacità di incidere nella realtà. E allora la NIAF diventa molto più di un’associazione: è una promessa. La promessa che la cultura italiana non si perde, ma si evolve. Che le nostre radici non sono un peso, ma una risorsa. Che tra Italia e Stati Uniti, tra nonni e nipoti, tra passato e futuro, c’è ancora tanto da scrivere. In italiano. E in inglese. Ma sempre col cuore.
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