
Dalla fine di Ottobre gli utenti Europei possono sceglie di usufruire i social della società Meta con un piano a pagamento non obbligatorio. La società si impegna ad offrire un’esperienza priva di pubblicità e nel rispetto della privacy per chi aderisce. E per chi non lo fa? Niente di nuovo sul fronte gestione dati.
La decisione di lanciare degli abbonamenti in Europa, che variano da un prezzo di 10/12€ mensili, nasce innanzitutto dalla gestione di un enorme quantitativo di dati, la competizione con altri social network come TikTok, un’assistenza sempre più esigente e soprattutto a causa della normativa UE per la protezione dei dati. Ufficialmente Meta dichiara di offrire per Facebook, Instagram ed altri social: una esperienza più veloce, sicura e con maggiori contenuti.
Tuttavia molti utenti si lamentano del fatto che l’abbonamento a non impedisca a Meta di continuare a mercificare i dati, almeno per i non abbonati. Di fatto se non si paga l’abbonamento si accettano le condizioni di trattamento dati di Facebook non sempre chiare, anche per l’UE rendendo di fatto un “Niente di nuovo sul fronte gestione dati”.
L’Unione Europea più di una volta ha “bacchettato” Facebook per la sua mancata trasparenza di gestione dei flussi di dati dei suoi utenti. A maggio 2023 l’Unione Europea ha multato Facebook per 1,2 miliardi di euro per aver violato le norme sulla protezione dei dati personali degli utenti europei.
Il Garante della privacy ha multato Facebook per aver violato il regolamento generale sulla protezione dei dati. Meta ha violato il regolamento privacy europeo trasferendo dati personali degli utenti europei negli Stati Uniti, con una autodichiarazione, senza le adeguate garanzie di sicurezza. Tuttavia, l’UE ha stabilito che il Privacy Shield di Meta non fornisce le adeguate garanzie di sicurezza, in quanto non consente agli utenti europei di esercitare i propri diritti in materia di protezione dei dati negli USA. La multa è la più alta mai comminata dall’UE a un’azienda tecnologica per violazione della privacy. Questo ha spinto Meta, la società di Mark Zuckerberg che gestisce Facebook ad adeguarsi.
Gli abbonamenti dunque, sono una risposta alle pesantissime multe europee in materia di trattamento dati personali. La questione però rischia di essere ancora più giuridica, se non addirittura costituzionale per alcuni paesi. È lecito pagare per non svendere i propri dati?
Se ci sarà l’approvazione dell’approccio di Meta da parte dell’EDPB (European Data Protection Board) e delle autorità nazionali competenti, si confermerà che i dati sono una vera e propria merce, o meglio una risorsa importantissima degli stati, da saper gestire in un panorama mondiale sempre più digitale.
Di fatto ci sono ancora troppi interrogativi. Meta come protegge nel concreto la privacy negli abbonamenti? Ma soprattutto cosa ne sarà dell’enorme flusso di dati dei non abbonati? In futuro ci sarà un altra Cambridge Analytica sanata con una multa ma con la vendita di dati personali di milioni di utenti?
Sono risposte che solo EDPB può fornire: per ora resta che, nonostante Meta offra un’alternativa a pagamento, c’è un buco sulla protezione dei dati personali degli utenti.
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