
Aveva ragione Alessandro Barbero qualche giorno fa. Ospite a diMartedì su La7, programma condotto da Giovanni Floris, lo storico ha parlato della necessità di superare la barriera che divide memoria personale e storia generale quando si parla di fascismo, antifascimo e Resistenza. Bisognerebbe affidarsi sempre alla seconda per capire chi sia stato dalla parte del torto durante ogni conflitto o guerra, e in particolare durante il ventennio nero italiano, ma, dopo quasi un secolo, l’attuale governo, attraverso uscite pubbliche e mancate prese di posizione, dà conferma ulteriore di quanto una radice, se ben piantata e fissata, possa essere difficile da strappare o estrarre dalle convinzioni dell’Io.
C’è un’altra considerazione che dovrebbe però accompagnare il dialogo Barbero-Floris di martedì sera. Si tratta di due memorie diverse quelle che continuano a scontrarsi dalla nascita della Repubblica: da una parte i nostalgici del regime di Mussolini, i quali hanno tramandato a figli e nipoti l’ideale che i partigiani fossero i “cattivi” che mangiavano e uccidevano persone; dall’altra i fautori della libertà e della Resistenza. In realtà, oltre alla storia di cui ha parlato Barbero, fu la stessa Costituzione italiana a dare la prima risposta su chi fosse dalla parte giusta o sbagliata, una carta costituzionale che stabilisce diritti e libertà odierne. La prima memoria dei vari Meloni, La Russa, Lollobrigida, è destinata a sfaldarsi con il trascorrere dei decenni. Il riferimento non va di certo ai partiti di estrema destra, che forse ci saranno sempre e comunque, bensì a pilastri che costituiscono fondamenta e credenze di quella memoria. Il passato è passato, non torna, e il fascismo si colloca in un tempo storico che è andato, motivo per il quale i suoi ideali saranno prima o poi estrapolati dalla società contemporanea. Ci vorrà del tempo, è chiaro.
Non è una memoria così forte come la seconda, la Resistenza. Resistenza non solo di chi ha combattuto prima della fine della Seconda guerra mondiale, ma anche di chi dopo si è opposto al ritorno di una possibile corrente totalitaria in Italia, di chi scelse Repubblica e non Monarchia al referendum di fine anni Quaranta e quindi più democrazia, di chi scrisse tutti gli articoli della Costituzione, di chi continua a ricordare che la libertà, valore indispensabile del terzo millennio, fu il primo ad essere completamente estromesso dai settori della vita quotidiana ad opera del fascismo. La Resistenza incarna il presente. Ecco perché la sua memoria è molto più solida della prima, ecco perché non dimenticheremo mai di celebrarla.
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