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Storie della Domenica - Noi, Italiani, spreconi e “sfruttatori”

Nicola Dario
Nicola DarioRedazione Informare
22 dicembre 20195 min di lettura

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Storie della Domenica - Noi, Italiani, spreconi e “sfruttatori”

L’Earth Overshoot Day è una ricorrenza annuale calcolata dal Global Footprint Network e segna il giorno in cui la domanda di risorse naturali supera la capacità del Pianeta di rigenerarle, costringendo così ad attingere alle riserve, sempre più scarse anno dopo anno.

Quest’anno l’Earth Overshoot Day è caduto il 29 luglio. Ci sono voluti meno di sette mesi per bruciare le risorse naturali che la popolazione globale avrebbe dovuto consumare in dodici. La cattiva notizia è che questa data continua a essere anticipata: nel 2010 era l’8 agosto, nel 2000 il 23 settembre, nel 1995 il 5 ottobre, mentre nel 1970 addirittura il 29 dicembre.

La situazione a livello globale è critica e non accenna a migliorare.

Se ci sono Paesi che si avvicinano ai termini di preservazione delle risorse nazionali disponibili, come mai allora l’Earth Overshoot Day del 2019 è caduto a fine luglio? La data è una media globale, abbassata dai Paesi meno virtuosi. Come l’Italia: il nostro giorno del sorpasso quest’anno è stato il 15 maggio, due mesi e mezzo prima di quello globale. Questo significa che abbiamo esaurito le risorse a nostra disposizione, o meglio quelle in grado di rigenerarsi nel corso dell’anno, ancora prima del giro di boa semestrale. L’Italia è un modello negativo, al pari dei suoi partner europei. L’Overshoot Day medio dell’Unione Europea è stato il 10 maggio, con Paesi come Germania, Olanda, Svezia o Danimarca che hanno esaurito le risorse nazionali a disposizione addirittura prima di noi, che comunque facciamo peggio di Spagna, Grecia e Portogallo. Se si confronta il livello di sovrasfruttamento delle risorse nazionali, l’Italia è il Paese che fa peggio a livello mondiale dopo il Giappone. L’area necessaria per provvedere a ciò che ogni italiano in media consuma è di 4,4 ettari globali (unità di misura dell’impronta ecologica), ma la biocapacità italiana, cioè l’area biologicamente attiva, è di 0,9 ettari globali. L’Italia vive con un deficit di 3,5 ettari globali per abitante.

Sono tanti i punti critici a livello nazionale, ma a incidere maggiormente in questo senso sono i trasporti e la produzione di cibo.

Noi italiani siamo un popolo che spreca ancora troppo  a livello alimentare. Ogni italiano spreca in media 36 chili di cibo l’anno, soprattutto in estate quando la conservazione è più difficile. L’Osservatorio Waste Watcher ha alzato queste stime, tenendo conto anche degli sprechi nel sistema della distribuzione: ogni anno lo spreco alimentare pro capite ammonta a 196 euro, per un totale a livello nazionale di 220mila tonnellate di cibo buttato.  Se parte di questo cibo venisse consumato, l’industria alimentare potrebbe lavorare a ritmi meno serrati, preservando parte delle risorse.

Vale un discorso simile per la raccolta differenziata della plastica. I contenitori che gettiamo hanno ancora un’utilità e riciclarli permette di non produrre quegli stessi imballaggi da zero. Nel caso del riciclo della plastica, però, il sistema italiano presenta ancora diverse criticità. Solo il 41% del materiale raccolto viene effettivamente riciclato, mentre il resto finisce stipato in capannoni o smaltito negli inceneritori a causa dell’assenza di una domanda di prodotti rigenerati che utilizzi questi materiali. Riciclare è allora solo una promessa di intenti in Italia e molta della plastica che potrebbe essere riutilizzata non entra nella filiera, costringendo  l’industria a produrre da zero.

A metà novembre uno studio pubblicato su The Lancet ha sottolineato un nostro primato negativo: siamo il primo Paese in Europa per morti premature correlate all’esposizione alle polveri sottili Pm 2.5 e undicesimi a livello globale. Un recente studio dell’Organizzazione mondiale della sanità parlava addirittura di nono posto globale, prendendo in considerazione anche altre tipologie di polveri sottili. A contribuire a questi dati sono certamente le industrie del Paese, ma hanno un peso di rilievo anche i veicoli circolanti. In Italia ci sono 39 milioni di automobili, con una media di 65 mezzi ogni 100 abitanti, utilizzati per circa il 70% degli spostamenti, percentuale del 10% superiore alla già alta media europea. I tre quarti di questi spostamenti sono inferiori ai 10 chilometri, mentre un quarto non arriva a 2. In molti casi, l’utilizzo dell’automobile è il risultato di un’abitudine sociale e non di una reale necessità. Eppure, la mobilità sostenibile non viene presa in considerazione: mentre  le automobili in circolazione sono aumentate dell’1,5% rispetto al 2018, tra il 2017 e il 2018 le vendite di biciclette sono calate del 5,5%. L’ecobonus inserito nella Manovra 2020 contiene, per esempio, sostanziosi sgravi fiscali per chi decidesse di intervenire nella ristrutturazione dei propri impianti di riscaldamento.

Questi e altri piccoli incentivi e pratiche spiegano, per esempio, il dato di Coldiretti per cui il 71% degli italiani ha diminuito o annullato i propri sprechi alimentari nell’ultimo anno. Questo è la prova che cambiare le proprie abitudini è possibile, ma che serve agire in modo collettivo per non rendere i singoli sforzi inutili. Solo così si potrà ritardare gli Overshoot Day dei prossimi anni.

 

di Nicola Dario

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  • #ambiente
  • #ecologia
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