
Immaginiamoci vivere all’interno di un esperimento urbano, in costruzioni a forma di Vele a Scampia. Immaginiamoci anche che siano inserite in contesti con spazi comuni che potessero assolvere alle funzioni di città. Un’utopia anni ’70, con linee leggere, ballatoi in metallo che erano destinati a favorire la socializzazione. Interpretare una esigenza di comunanza, di vicinanza che si era intercettata nei vicoli caratteristici di Napoli.
Tutto questo buttato via da una colata di cemento denso e grigio che ha sepolto l’idea di ballatoi in metallo. Ha buttato al vento le linee sinuose come vele facendo posto a gradoni ingombranti. L’idea di socializzazione è stata resa distopica dall’avvicinamento claustrofobico degli edifici portando ombra su ogni cosa: buio.
Ironico pensare come sia sempre la periferia il laboratorio preferito per le sperimentazioni – fallimentari – urbane. La possibilità di declinare la geografia sociale è ampia e la prospettiva con cui si esercita nell’analisi delle contraddizioni e delle problematiche sociali ha una connotazione urbana, non esclusiva, ma sicuramente prevalente.
Le strade non sono fatte per passeggiare ma per attraversare rapidamente. Questa condizione ha trasformato ben presto il quartiere in una “fabbrica di marginalità”, un contenitore per le classi meno abbienti.
Le Vele erano inizialmente sette e ogni Vela era composta da due edifici paralleli lunghi 100 metri e alti 45, con 14 piani collegati da ballatoi e rampe di scale. Ogni Vela era denominata dagli abitanti con un colore. Tra le tre su sette rimaste dopo le demolizioni iniziate negli anni ’90 la Vela celeste è l’unica che non sarà abbattuta ma riqualificata attraverso il progetto Re-Start Scampia. Avviato dall’amministrazione di Luigi de Magistris e poi proseguito da quella attuale di Manfredi.
L’idea nobile di iniziare il recupero dell’unica Vela che resterà in piedi vuole essere simbolo del passato, del quartiere e delle battaglie del territorio per il riscatto che questa comunità ha condotto. Ma è stata e sarà davvero riscattata la comunità di Scampia?
Perché è proprio la Vela Celeste quella che qualche giorno fa ha visto crollare un suo ballatoio causando tre morti e il ferimento di altre dodici persone. Ha senso, a questo punto, domandarsi se è davvero così necessario che anche solo una di queste vele debba rimanere come simbolo “nel bene e nel male“ di una città che è stata tradita dalla mala gestione in un tentativo di rinnovamento urbano. Causa: la nascita di un pieno centro, tra i più grandi, di spaccio di droga.
Si cerca di rintanarsi nella cultura, non è una metafora ma la realtà. Gli sfollati, che vivono nella Vela che ha subito il crollo del ballatoio, hanno trovato rifugio nella sede Universitaria della Federico II a Scampia. Degli 800 sfollati, 300 sono ritornati in serata nelle loro abitazioni. Ma il problema adesso è per gli altri 500: per loro sono state individuate soluzioni alternative per ospitarli, in attesa delle verifiche sugli appartamenti. I circa 100 alloggi della Vela Celeste sui quali sono stati effettuati gli accertamenti dopo il crollo di ieri sera «non sono inagibili. Ma sono agibili nella misura in cui sarà effettuato un monitoraggio che si concluderà entro 15 giorni», afferma il prefetto cittadino Michele Di Bari. Rimangono quindi altre 500 persone che ancora non hanno un abitazione stabile attualmente.
Il Comitato Vele di Scampia chiede una task force. «Vogliamo esprimere tutto il dolore per la perdita di due giovani innocenti, due figli delle vele, che non meritavano di vedere spezzata così la propria vita e i propri sogni. Quei mostri di cemento hanno costruito al loro interno una comunità che è come una famiglia. Stanotte tutti noi abbiamo perso dei fratelli, dei figli. Da anni ogni corteo, ad ogni occupazione, ad ogni blocco stradale, in ogni incontro gridiamo alle istituzioni tutte che “non c’è tempo da perdere”. Il popolo delle vele non può aspettare.»
La dignità storica di una comunità può rinascere dalla fatiscente degradazione di un territorio divenuto famoso a causa della Camorra o c’è necessità di cancellare questa memoria per poter ripartire da zero?
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