
“AIDS: se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide” era lo spot che negli anni Ottanta impazzava in TV, sui giornali e persino sui francobolli per mettere in guardia i cittadini dai pericoli del contagio da HIV, il virus che causa l’AIDS, per il quale non esisteva nessuna cura.
Freddie Mercury, Rudolf Nuriev, Rock Hudson, Anthony Perkins, Youri Egorov, Ofra Haza, Dario Bellezza sono solo alcuni dei personaggi pubblici che sono morti di AIDS nei decenni scorsi quando la malattia non dava scampo. Ma la ricerca è andata avanti, forse meno la consapevolezza del rischio, e oggi grazie a terapie all’avanguardia, l’HIV è diventata una malattia cronica alla stregua di tante altre quali il diabete, l’asma o l’epilessia.
L’HIV, acronimo di Human Immunodeficiency Virus, è un virus umano che causa l’immunodeficienza, indebolendo il sistema immunitario e favorendo l’insorgenza di malattie, le cosiddette infezioni opportunistiche, che sfruttano cioè la debolezza del corpo per manifestarsi. Di qui l’altro acronimo, AIDS, Acquired Immune Deficiency Sindrome, che è lo stadio più avanzato degli effetti del virus nel corpo, una sindrome, definita quale complesso di sintomi, obiettivi e soggettivi, che caratterizza un determinato quadro clinico.
L’HIV è un retrovirus, con un meccanismo replicativo unico che, entrando nel corpo umano, trasforma il suo RNA in un doppio filamento di DNA che si inserisce all’interno delle cellule, sfuggendo al sistema immunitario e demolendolo progressivamente attraverso la distruzione dei linfociti T di tipo CD4. Poiché sfugge al sistema immunitario chi incontra l’HIV non accusa sintomi di nessun genere, fino alle manifestazioni di eventuali infezioni opportunistiche.
La disinformazione sull’HIV e lo stigma contro chi ne è infetto sono ancora oggi molto diffusi, tanto che spesso le persone non sanno neanche come si trasmette. Il virus dell’HIV si passa essenzialmente attraverso il sangue e lo sperma. Le vie principali di trasmissione sono l’uso di aghi infetti e i rapporti sessuali non potetti tra un soggetto HIV+ e un soggetto sano.
L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che il virus NON si trasmette attraverso strette di mano, abbracci, vestiti, baci, saliva, morsi, graffi, tosse, lacrime, sudore, muco, urina e feci, bicchieri, posate, piatti, sanitari, asciugamani e lenzuola, punture di insetti, né frequentando palestre, piscine, docce, saune e gabinetti, scuole, asili e luoghi di lavoro, ristoranti, bar, cinema e locali pubblici, mezzi di trasporto.
Rispetto all’anno precedente, nel 2022 i casi di contagio da HIV sono aumentati, facendo registrare circa 1888 nuove infezioni. Quasi il 60% di chi ha saputo di aver contratto l’HIV nel 2022 era in condizione clinica molto compromessa o addirittura in AIDS. Il motivo principale per cui le persone hanno eseguito il test è stata la comparsa di sintomi, se non di patologia AIDS correlate. La curva delle infezioni ha imboccato, da oltre un decennio, un deciso rallentamento per tutte le modalità di trasmissione; siamo così passati dalle 4.000 del 2012 alle 1880 del 2022 che, con i ritardi di notifica, si stima arriveranno a circa 2.000.
Segnalazioni di nuovi casi di HIV diminuiscono o restano stabili per tutte le età. tranne che per gli over 50 che registrano un aumento del 31,2% nel 2022. La fascia tra i 30 e i 39 anni ha l’incidenza più alta: 7,7 nuovi casi per 100.000. L’84% delle nuove diagnosi di HIV è dovuto a trasmissione sessuale, mentre lo scambio di droghe iniettabili rappresenta solo il 4,3%. I rapporti eterosessuali non protetti costituiscono il 43% delle nuove diagnosi. Il 31,6% dei nuovi contagiati sono stranieri e in specie donne eterosessuali.
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