
Di epidemie, oramai, siamo tutti più che esperti. Eppure, quella annunciata dalla scrittrice Magdalene J. Taylor, studiosa di relazioni umane, è ben lontana dai virus dilaganti a cui abbiamo fatto l’orecchio negli ultimi anni. In questo caso, infatti, a contagiare è la solitudine. Nella sezione Opinion del New York Times, Taylor ha firmato un accorato articolo sulle abitudini relazionali degli americani – ma facilmente adattabile alla società contemporanea tutta – che ha raggiunto in poche ore migliaia di interazioni e commenti. Basandosi su un’indagine condotta nel 2020 dalla General Social Survey, viene evidenziato che un quarto degli americani dichiara di non aver fatto mai sesso nella vita. Mentre solo il 40% si concede il piacere una volta a settimana. Si fa troppo poco sesso, insomma. E la colpa è dell’epidemia di solitudine che ha investito gli esseri umani negli ultimi decenni, isolando, confinando, distaccando.
Tra le cause della crescente mancanza di interazioni sessuali e di legami interpersonali, prima fra tutte si annovera (che sorpresa) il Covid. Il distanziamento sociale adottato per sfuggire ai contagi ha infatti innescato un meccanismo di evitamento e di mancanza di fiducia, con conseguente perdita di interesse, nei confronti del prossimo. Lentamente ma d’improvviso, la minaccia è diventata l’insieme, la soluzione il singolo. Così, siamo sprofondati in un torpore senza socialità, a rischio della vita, e il palliativo si è riscoperto nei social media. Tolta la persona fisica resta il digitale, che è, ironia della sorte, la seconda causa del rafforzamento di questa solitudine di cui parla Taylor. Le persone, sui social, non sono poi così interessanti come potrebbero essere dal vivo e, like dopo like, l’entusiasmo va scemando.
Le app di incontri, dal canto loro, si aggiungono a peggiorare la situazione già precaria, a colpi di swipe a destra e a sinistra, in un catalogo infinito di facce che non ci dicono niente e che forse la voglia la fanno addirittura svanire. Come lo shopping online, la scelta è così vasta e semplice che dapprima vuoi tutto e poi, andando avanti a scrollare ed eliminare, la confusione e l’indecisione sono tali che il carrello resta vuoto. Così, anche il letto.
Non sarà di certo un caso che per l’Oxford English Dictionary la parola dell’anno 2022 è goblin mode, eletta con il 93% dei voti. Cosa significa? Che è sempre più di moda la voglia di essere impresentabili, poco curati e poltrire a casa in solitudine, liberi da qualunque aspettativa sociale che ci vuole appetibili e sempre in forma smagliante. Ne consegue, che se lo stato d’animo – e quello estetico – è quello di un goblin, certamente l’approccio con l’altro non verrà favorito, ma anzi evitato. Per cui isolarsi sul divano a guardare meme e mangiare scatolette di tonno è più auspicabile che avere un qualunque tipo di interazione umana, soprattutto fisica.
«Have more sex, please» intitola – e prega – Magdalene J. Taylor sul NYT: per rompere questo circolo vizioso di chiusura all’altro e debellare l’epidemia di solitudine la soluzione è il sesso. Collante sociale, integratore d’autostima, riduttore dello stress e fautore anche di accordi economici, fin dalle origini del mondo, il sesso è per l’autrice l’unica medicina contro il virus dell’isolamento. Naturalmente, «il sesso non è l’unica forma di interazione umana appagante e certamente non è un balsamo per la solitudine in tutte le forme, tuttavia dovrebbe essere visto come una parte fondamentale del nostro benessere sociale».
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