
Negli anni ‘80, tra le strade di Casal di Principe era possibile imbattersi nella vetrina dello studio di una giovane fotografa. Anna Maria Zoppi piaceva a tutti e a tutte e, da studentessa dell’Accademia di fotografia di Roma quale era stata, usciva ogni giorno, impavida, con una macchina fotografica a tracolla per lavorare a matrimoni, eventi di paese, pronta a dare forme artistiche al set cinematografico che è la realtà.
L’arte accompagna Anna Maria da tutta la vita e si tinge di tanti colori diversi, sfocia in miriadi di tele colorate. Comincia a dipingere da ragazza, tra le gioie e i dolori dell’esistenza e della crescita in cui la giovanissima artista persegue l’abbandono della propria comfort zone, portando avanti le passioni della propria anima, rientrando in lavori reputati poco femminili, affrontando situazioni di pericolo in un’ibrida Casal di Principe, fatta di arte, storia, pizzo e camorra.
«Ho avuto la possibilità più di una volta di andare via» – spiega Zoppi – «ma sono contenta di essere rimasta a Casal di Principe. Sulla mia terra ho fatto tutti dipinti belli, ritraendola per come la vedo: fertile, ricca, colorata. Oggi ricevo tanti apprezzamenti, è bello quando qualcuno mi dice “sei l’orgoglio dei casalesi”. Ovunque vada mi parlano come se fossi una cara amica, qui abbiamo l’ospitalità, il senso dell’amicizia e il rispetto, cose che non trovo in altri posti».
Nel giugno del 2022 pubblica il suo primo romanzo autobiografico, Non ne sapevo niente, edito da Basilisco Editore, che scrive negli anni più delicati della sua vita, quelli della malattia che colpisce suo padre.
«Le tue bellissime mani, che sono state per me carezze di vita, saranno le mie mani. Le mani di una pittrice», scrive in uno dei capitoli dedicati alla memoria e all’ispirazione paterna.
«Avevo in mente questo libro da una vita. È iniziato tutto quando passavo ore in ospedale e mi mettevo a scrivere i miei pensieri, il mio dolore, cose che nessuno avrebbe mai dovuto leggere. Quando decisi di dargli forma, volevo scrivere la storia di Francuccio, un ragazzo sfortunato di Casal di Principe, paragonando la sua vita a quella dei ragazzi di oggi. A distanza di anni ritrovai quelle pagine e capii che il libro doveva essere proprio com’è oggi».
Negli anni di maggiore attività lavorativa di Anna Maria Zoppi come fotografa, una figura attraversa la sua esistenza, un ragazzo molto giovane, un guappo di strada che si presenta dapprima come cliente, chiedendole dei book fotografici, poi come estorsore camorrista. Avviene la ricerca di una sensibilità realmente presente in un ragazzo giovane, ma senza strade per maturare.
«Io di tante cose non ne sapevo niente. Poi sono stata a contatto con Francuccio e ho capito. Non mi spiegavo perché si comportasse in quel modo, veniva tutti i giorni a chiedermi sempre le stesse foto mentre fumava una sigaretta. Lo vedevo come il ragazzo timido che si nasconde dietro una recita che non sapeva interpretare. Poi ci fu una telefonata: capii subito che era lui, a chiedermi dei soldi. Mi arrabbiai, ero delusa, indignata e gli urlai che non avevo niente a che fare con ciò di cui stava parlando. Mi dissero che era il pizzo, mi spiegarono cosa fosse. Lavoravo parecchio, ma non pensavo a cose del genere, perché dai casalesi sono stata sempre rispettata, aiutata, mai derisa, anche se ero una ragazza giovane e insolita. E non ho mai odiato Francuccio, nessuno gli aveva insegnato ad amare».
I dipinti di Anna Maria Zoppi attraversano gallerie nazionali e internazionali. Dal tratto deciso e sentito, i suoi dipinti parlano di diritti umani, dolore, speranza, voglia di cambiare. Dopo la perdita del padre, viene contattata dal prof. Riccardo Zigrino, esperto e critico d’arte, che le restituisce l’esaltazione artistica, viva e sempreverde nelle mani dell’artista casalese, seguace del concetto primordiale di cambiamento: nelle tematiche, nella tecnica pittorica mai ripetuta, sempre identificandosi nella libertà di esprimersi pienamente. Anna Maria Zoppi oggi si occupa a tempo pieno di pittura, partecipando a concorsi, mostre e curando uno studio espositivo personale nel suo paese d’origine. Ha pubblicato da poco il suo nuovo romanzo, dal titolo “Non mi avrai”.
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