
«Da giornalista e persona che sa della forza della comunicazione, anche se agli altri può sembrare paradossale parlare con i media in queste situazioni, in realtà è fondamentale per mantenere alta l’attenzione. Anche nel dolore, bisogna fare una narrazione corretta dei fatti per far passare al meglio il messaggio alle persone, la gravità della situazione e far luce sulla vicenda». A parlare ai nostri microfoni è Fabio Corsaro, già Direttore di Informare, cugino di Fulvio Filace: giovane studente di ingegneria, coinvolto in un gravissimo incidente d’auto nella giornata di venerdì 23 giugno 2023 sulla Tangenziale di Napoli.
L’auto del CNR di Napoli, con a bordo il giovane e la Ricercatrice (deceduta nella giornata di ieri), è esplosa poco dopo l’uscita di Corso Malta, causando sui passeggeri ustioni del terzo grado: le indagini faranno chiarezza, per ora si parla di “fallimento di un prototipo relativo ad un progetto di mobilità sostenibile”. Più che fallimento della ricerca, bisogna parlare di fallimento dell’essere umano: ne abbiamo parlato con Fabio Corsaro.

Abbiamo appreso la triste notizia della Ricercatrice del CNR. Quali sono, invece, le condizioni di Fulvio ora?
«Ci avevano già anticipato che la Ricercatrice era in una condizione più grave rispetto a quella di Fulvio, infatti ha resistito davvero poche ore. Al momento lui è in coma farmacologico ed ha delle criticità rispetto ad alcune parti del corpo che risultano particolarmente ustionate: una zona del torace risultava completamente esposta non appena è arrivato in Ospedale.
Poco fa ha finito la seconda operazione, la prima è stata fatta ieri, di alcuni innesti di pelle sulle braccia per andare a sanare le ustioni trattabili al momento; successivamente passeranno alle zone più critiche. Inoltre, è risultato, tramite una broncoscopia, che i suoi bronchi sono parzialmente occlusi sia dai gas che ha inalato che dal materiale che è dipanato durante l’esplosione. Ora è stazionario, ma non è ancora fuori pericolo e probabilmente non lo sarà per parecchio perché bisogna capire la reazione del corpo a questi innesti».
Si sta iniziando a fare un po’ di chiarezza su ciò che è accaduto?
«Rispetto alle informazioni che avevamo quando ho fatto il post, abbiamo certamente qualcosa in più. Sono emerse cose più importanti e veritiere: sicuramente quest’auto era un prototipo relativo ad un progetto (Life Save) finanziato dall’Europa che prevede la collaborazione di 4 partner italiani, per convertire le auto tradizionali in ibride-solari.
Il senso del progetto è anche interessante, nell’ottica di una mobilità sostenibile; tuttavia, una sperimentazione dell’auto non può avere come fallimento mettere a rischio la vita delle persone. All’interno dell’auto c’era una strumentazione tecnica importante, ma non sappiamo meccanicamente cosa abbia provocato questa esplosione.
Ci è stato riferito che nulla lì dentro era infiammabile, nella pratica però qualcosa si è infiammato, ma bisogna capire cosa: le indagini faranno chiarezza a riguardo. Se qualcosa non è funzionato vuol dire che qualche rischio già c’era».


In cosa consistevano questi test?
«I test venivano effettuati per collaudare queste auto in momenti critici della giornata e in zone critiche: dove c’è traffico, dove fa caldo, per capire come reagisse la vettura in situazioni di particolare stress. Il bilancio poteva essere decisamente peggiore perché l’esplosione è accaduta poco dopo l’uscita di Corso Malta. Lui stava prendendo parte ad uno stage curriculare dell’Università e quando ha accettato il tirocinio al CNR era entusiasta.
Quello che non è chiaro è perché Fulvio stesse lavorando su progetti di motori elettrici/ibridi perché lui aveva interesse verso i motori endotermici e da lì il suo sogno di lavorare in Ferrari. Infatti, molte volte ha palesato a mio fratello e a sua madre il fatto che durante le ore di tirocinio stava svolgendo delle cose che non erano di suo particolare interesse».
Una tua opinione, da giornalista, sul fatto accaduto in relazione alla tematica di sicurezza sul lavoro…
«Bisogna assolutamente e urgentemente minimizzare quelli che sono i rischi sul lavoro. Poi, ovviamente, ogni caso va analizzato a parte. Rispetto alla tematica di Fulvio, che si può estendere a tutto il mondo della ricerca, sento dire frasi del tipo: “I passi avanti della ricerca sono stati dovuti a morti involontarie che hanno portato a perfezionare dei macchinari”; ma non esiste.
Questo accadeva ai tempi di Galilei dove non esistevano concetti di sicurezza, alternative o tecnologie adatte. Nel mondo della ricerca è contemplato il fallimento: quella macchina più che esplodere, poteva spegnersi. Qui non stiamo parlando di un test fallito, stiamo parlando di martiri dell’innovazione ed oggi non possono esistere. È giusto che si facciano passi avanti, ma il prezzo non può essere la vita di una persona» conclude Fabio Corsaro.
La Redazione di Informare e tutta l’Associazione Officina Volturno è vicina a Fulvio, Fabio e a tutta la loro famiglia.
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