
Nei piccoli comuni spesso ci sono guide spirituali che diventano un fulcro per l’intera comunità. È il caso di Castel Volturno e di Padre Antonio Palazzo, guida della Parrocchia di Santa Maria del Mare e punto di riferimento per la comunità dell’area di Pinetamare.
Si tratta di una voce profondamente ascoltata sul territorio soprattutto per l’esperienza e la dedizione al servizio che negli anni ha rafforzato. Non fa venire mai meno l’invito all’utilizzo del teatro interno alla Parrocchia, aperto a tutti coloro vogliono trasmettere messaggi di pace ed uguaglianza. Nel tempo ha saputo stabilire profonde connessioni con le realtà associative, tra le quali ovviamente Officina Volturno, così non potevamo non sentirlo per fare un bilancio dell’anno appena passato e l’augurio per un nuovo che speriamo sia ancora migliore.
«Ogni anno, a fine anno, ci scambiamo gli auguri sperando che il nuovo sia migliore del vecchio. Ma non sempre ci riusciamo, perché ci ritroviamo con i problemi di tutti i giorni. Alcune iniziative fanno ben sperare: il territorio è vasto; quindi, non si possono dare risposte immediate. Non è giusto dare le responsabilità solo a chi governa, perché ognuno di noi è chiamato a collaborare. Se vogliamo un ambiente diverso, dobbiamo essere noi i primi a cambiare».
«Sì, lo è ancora. Ma non c’è più l’emergenza di qualche anno fa: non stanno arrivando nuovi flussi con problematiche più gravi. Bisogna dire che chi si è stabilito qui ha bisogno di risposte, servizi e di vicinanza. Non possiamo arrivare a tutti e non tutto si può fare. Le responsabilità ci sono, ma vanno condivise secondo i ruoli di ciascuno».
«Mi ha meravigliato molto. Con una percentuale così bassa, anche la vittoria del candidato è poco significativa: non si può cantare vittoria. Non saprei se è sfiducia o menefreghismo, ma non possiamo neanche dire che fosse una giornata di mare. Era una giornata in cui si poteva benissimo andare a votare. È un dato preoccupante, su cui riflettere».
«Con la nuova struttura e gli spazi interni ed esterni, la parrocchia è diventata un centro di aggregazione per molte iniziative. Si può fare sempre di più e sempre meglio, ma bisogna accontentarsi delle forze disponibili: non sempre abbiamo la risposta generosa di chi potrebbe contribuire. Molti stanno alla finestra a guardare, ma non è l’atteggiamento giusto. Noi cerchiamo di arrivare a tutti, secondo le priorità e le fragilità, anche se non possiamo risolvere ogni problema. Non abbiamo la bacchetta magica».
«Vedo buone intenzioni e buoni propositi per affrontare i problemi, soprattutto grazie alle associazioni. Sono loro a portare benefici e positività: ognuna ha il suo carisma, chi si dedica alla pulizia, chi all’ordine… Ognuno fa quello che può. Non possiamo però sostituirci alle istituzioni: tutti dobbiamo collaborare, ma senza prendere il posto di chi dovrebbe fare certe cose».
«Sono ottime idee. Il teatro è bello e gli spazi ci sono: stiamo ampliando gli spazi e possiamo fare tante cose. I nuovi sacerdoti vogliono incontrare tutte le associazioni, e io stesso ho proposto di convocarne i rappresentanti. A Castel Volturno ci sono circa quaranta associazione registrate: alcune reali, altre solo sulla carta. L’obiettivo comune di chi lavora davvero è migliorare il territorio. Da questi incontri possono nascere nuove iniziative. Non dobbiamo scoraggiarci dalle difficoltà o dagli insuccessi: dalle cadute bisogna rialzarsi e continuare il cammino».
«Ogni anno speriamo in un anno migliore e poi ci ritroviamo a piangere sulle ferite. Speriamo che il nuovo anno porti prospettive diverse. Mi sembra che ci sia un risveglio della coscienza: non c’è più solo la lamentela verso chi dovrebbe fare, ma cresce la consapevolezza che serve anche la nostra collaborazione. Il territorio è vasto: tutti dobbiamo fare la nostra parte».
«Il consiglio è di lasciare un po’ le pantofole e la poltrona e darsi da fare, come fanno tanti. Non bisogna stare alla finestra a guardare e giudicare: è facile criticare dal balcone. Anche se si sbaglia, anche se non va bene, si è fatto qualcosa. Così nessuno può accusarci di astensionismo o menefreghismo».
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